Aiutiamoci tutti. Nuove modalità di accoglienza per i rifugiati

30/06/2016 di Redazione
Aiutiamoci tutti. Nuove modalità di accoglienza per i rifugiati

Il 24 e il 25 giugno si è svolto il convegno "Aiutiamoci tutti. Nuove modalità di accoglienza per i rifugiati" promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università della Calabria in concerto con l'Università di Roma "La Sapienza" e patrocinato dalla Camera dei Deputati. Tra i partner che hanno collaborato al progetto troviamo l'Associazione Culturale di Volontariato "Scalea 93", la Rete dei Comuni Solidali e la S.P.I.G.A. - Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo Analisi. Tra i relatori, diverse rappresentanze delle realtà calabresi e romane impegnate nell'accoglienza dei rifugiati e, in generale, delle persone straniere presenti sul territorio nazionale.
Gli ingenti flussi migratori, che delineano lo scenario europeo dei giorni nostri, hanno reso necessaria una riflessione sul tema, con particolare riferimento alle modalità di accoglienza dei rifugiati. A questo proposito, gli interventi dell'Alto Commissario ONU, Andrea De Bonis, e della coordinatrice del Servizio Centrale SPRAR, Maria Silvia Olivieri, sono stati utili per ritagliare una cornice contestuale del fenomeno migrazione, troppo spesso strumentalizzato da classi politiche che privilegiano misure di contenimento e restrizione dei flussi. 
Dai dati del Global Trends 2015 redatto da UNHCR presentati durante l'incontro, emerge che, nonostante gli elevati numeri di immigrati desumibili dal rapporto (dati comunque riferiti all'anno 2014), non si può parlare di una vera e propria "emergenza", proprio perché si tratta di un fenomeno consolidato e ormai prevedibile. Emergenziali sembrano piuttosto le modalità con cui si effettua l'accoglienza nel nostro paese, in un sistema ancora debole, incapace di creare una rete di governance tra i vari attori coinvolti nell'accoglienza ed integrazione della popolazione straniera.
Infatti, il caso del Comune di Riace in Calabria, dove la popolazione immigrata è vista come una risorsa per ripopolare luoghi e paesi ormai disabitati creando un clima di integrazione con le popolazioni autoctone, e la realtà del Baobab Experience nel Comune di Roma, che vede volontari e professionisti impegnati nell'accoglienza degli "stranieri in transito", ai quali non viene riconosciuta questa posizione giuridica e di conseguenza non gli vengono garantiti i diritti di cui sono portatori, sembrano ancora essere casi isolati in cui, dal basso, si sviluppano le possibilità di creare quelle "buone pratiche" dell'accoglienza, che il convegno stesso cerca di far emergere.
Insomma, c'è ancora molto da fare per raggiungere quegli standard che garantiscano l'effettiva presa in carico dello "straniero", che favoriscano percorsi di autodeterminazione, con la conseguente uscita dallo stato di bisogno. Lungo questo percorso, come è emerso, esistono delle realtà attente e pronte a rispondere alle esigenze di questa fascia debole. L'obiettivo è proprio quello di trasformare la visione generale dell'immigrato in una risorsa per il nostro Paese.