Convegno L 194: diritto alla salute e alla libertà di scelta, San Camillo Forlanini

16/06/2016 di Redazione
Convegno L 194: diritto alla salute e alla libertà di scelta, San Camillo Forlanini

Si è svolta il 14 giugno, presso l'Ospedale San Camillo di Roma, la manifestazione "Diritto alla salute e alla libertà di scelta" , convegno sul tema del diritto della donna ad accedere alla pratica dell'interruzione volontaria della gravidanza (IVG). L'iniziativa, promossa da CGIL, è stata ospitata all'interno dell'aula A dell'ospedale ed ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, tra personale ospedaliero e non. A prendere parola sul tema, dopo i saluti del Segretario generale CGIL Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, sono stati il Responsabile CGIL nazionale per le politiche di genere, Loredana Taddei, l'avvocatessa Benedetta Liberali, il Direttore generale AO San Camillo Antonio D'Urso, Giovanna Scassellati (Responsabile del coordinamento Regionale Lazio Legge 194), Silvana Agatone (Presidente dell'associazione LAIGA), Rossana Dettori (CGIL Nazionale), il medico Maurizio Di Felice e Cecilia D'elia (consulente del presidente Zingaretti per le politiche di genere).
Gli ultimi dati parlano di 11 milioni di italiani che rinunciano alle cure mediche, tra questi numerosi sono i casi di donne a cui viene negato, quotidianamente,il diritto di accedere alla procedura di interruzione di gravidanza. In Italia,secondo la relazione del ministero della Salute del 2015 ,ben 7 ginecologi su 10 si oppongono all'applicazione della legge approvata nel 1978 e nel Lazio gli operatori che si rifiutano di praticarlo sono circa l'80,7%. Meno accentuata ma pur sempre rilevante è la percentuale degli anestesisti obiettori che, in media, è pari al 49,3% , 71% nel Lazio. Cosa significa, quindi, per una donna rivolgersi al personale sanitario per interrompere una gravidanza non desiderata? Esistono comuni, nel Lazio , in cui non esiste ospedale disposto a coprire la richiesta causando una vera e propria emigrazione per l'aborto. Per tale motivo nel 2014 l'Europa ha richiamato l'Italia e in particolar modo la regione Marche.
E' ormai divenuta parte del nostro sapere comune la drammatica consapevolezza che tale situazione è causata dalla stessa L.194, la quale tutela all'art. 9 la possibilità per il personale sanitario, previa comunicazione al medico provinciale, di avvalersi dell'obiezione di coscienza in materia d'interruzione di gravidanza. Gli obiettori, paradossalmente, sono tutelati dalla legge a disubbidire alla stessa. l'obiezione - oggi come oggi - risulta essere prima di tutto un problema di organizzazione sanitaria nel suo complesso e questa prospettiva è davvero imprescindibile per arginare la diffusione dell'obiezione stessa.
In alcuni casi, la scelta di non prendere parte all'espletamento di un diritto della donna sancito dalla legge è legata a motivi "etici" mentre, purtroppo, si evidenziano diversi casi in cui il fatto risulta connesso con questioni pratiche,questione di avanzamento di carriera o di reputazione.
Esistono però delle condanne, passate in giudicato, per abuso di obiezione di coscienza nel caso in cui, di fatto, si è trasformata la regola giuridica.
Il direttore generale D'Urso, durante il suo intervento, ha approfondito una nota circolata nelle ultime settimane legata al nuovo bando di assunzioni "blindate" a tutela del servizio e delle donne: per la prima volta in Italia la Regione lazio ha indetto un concorso per due medici dirigenti di Ostetricia e Ginecologia che applichino la legge 194.
Decisamente un passo in avanti a garanzia delle donne rispetto al proprio diritto di scelta.
Durante tutta la manifestazione è stata ribadita la ferma convinzione che applicare la legge 194 è un fatto i civiltà, lavorare per fare in modo che chi pratica l'IVG non sia un caso isolato significa fare in modo di non gravare sul lavoro dei pochi medici disposti a rispettare la legge e che quando si parla di interruzione di gravidanza si parla di donne che fanno scelte consapevoli, nel loro dolore.