Flussi invertiti, l'Italia diventa paese d'emigrazione (e non d'immigrazione)

09/06/2016 di Redazione
Flussi invertiti, l'Italia diventa paese d'emigrazione (e non d'immigrazione)

Nonostante la retorica che paventa all'invasione, in Italia le percentuali di stranieri sul totale della popolazione resta fra le più basse d'Europa. Secondo i dati Istat il primato spetta a Milano, dove un abitante su cinque non ha la cittadinanza italiana. A Roma gli stranieri sarebbero oltre 363 mila, ma solo il 13% del totale della popolazione cittadina.
Secondo i dati Eustat il numero di stranieri rispetto alla popolazione risulta essere in Italia fra i più bassi d'Europa. E non solo in confronto con i ricchi stati del Nord del continente, ma anche confrontati con la Spagna e la Francia. Dati che spesso differiscono di qualche milione di presenze.
La distrubuzione per provenienza non è omogenea: alcune comunità si sono maggiormente radicate il certi territori: per esempio, a Torino è maggiore la presenza di rumeni, seguiti dalla comunità marocchina; quella romena è la cittadinanza più diffusa anche nella capitale, dove però risultano anche un nutrito numero di persone provenienti dalle Filippine e dal Bangladesh. A Milano, invece, è la comunità filippina la più numerosa, seguita da egiziani e cinesi.
Roma è la città in cui l'immigrazione  è cresciuta più rapidamente, con l'aumento di circa 140 mila presenze negli ultimi tre anni.  Aumenti altrettanto rapidi - a volte anche di più - ci sono stati in comuni del Sud come Foggia o Bari, che però partivano da valori inferiori. Troviamo invece una crescita assai meno veloce, in questi ultimi quattro anni, in località come Trento, Brescia, Modena, Trieste, Prato o Bergamo.