Hotspot come prigioni: le dichiarazioni dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite

16/06/2016 di Redazione
Hotspot come prigioni: le dichiarazioni dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite

I Centri di identificazione per i migranti giunti sulle isole greche dalla costa turca sono essenzialmente "ampie aree di reclusione forzata". A dichiararlo è stato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad al Hussein, durante il Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra. Secondo il resoconto del suo staff, l'Alto Commissario ha lanciato l'allarme riguardo "aumento inquietante dei  migranti detenuti in Europa" all'interno dei centri di identificazione costruiti in Grecia e in Italia, chiamati anche "hotspot". Si parla di bambini non accompagnati collocati in celle di prigione o in centri appositi circondati da filo spinato. Esempio rappresentativo è il caso di Moria, l'isola Greca dove si registra il più alto numero di suicidi, al cui interno sono "ospitati", in attesa di ricollocamento, centinai di migranti. SI tratta in realtà di veri e propri campi di reclusione creati allo scopo di privare  la persona della libertà di muoversi nel territorio greco poiché considerata irregolare in nome dell'accordo UE-Turchia del 20 marzo 2016.
L'Alto Commissario ha chiesto all'Unione europea di istituire un sistema per tenere conto di queste detenzioni. Tuttavia ha elogiato gli sforzi compiuti da alcune città europee per rispondere all'esigenza dell'arrivo dei migranti, citando Lampedusa e Parigi.
Delle 160.000 persone in attesa di trasferimento, dal mese di settembre 2015 meno di 1.600 sono stati ricollocati fino ad ora. Nel 2016 sono arrivati in Europa circa 208.150 migranti e rifugiati attraverso il Mediterraneo e più di 2.850 sono morti o dispersi, secondo l'Alto Commissario per dati delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) pubblicato Lunedi sul suo sito web. La maggior parte (157.119) erano siriani, afghani e iracheni arrivati in Grecia dalla Turchia. Quasi 50.000 gli altri, per lo più persone provenienti da paesi dell'Africa sub-sahariana, entrati Italia principalmente dalla costa libica. La caduta del leader Gheddafi nel 2011 ha segnato l'inizio di un caos imperante in Libia, di cui hanno beneficiato i  trafficanti. Sempre maggiore il  numero di persone pronte a fuggire dalla propria terra per raggiungere l'Europa, lontana solo 300 chilometri dalla costa libica. "Durante una visita a un centro per i migranti (in Libia, ndr), il personale delle Nazioni Unite ha trovato decine di persone ammassate in camere senza uno spazio per sdraiarsi", ha proseguito Zeid.