In Italia non c'è più il ceto medio: prevalgono timore del futuro e senso di impoverimento

01/06/2016 di Redazione
In Italia non c'è più il ceto medio: prevalgono timore del futuro e senso di impoverimento

Secondo i dati della ricerca realizzata da Demos-Coop alcune settimane fa, in Italia la popolazione è diventata più pessimista riguardo al futuro. Due italiani su tre ritengono, infatti, che sia "inutile fare progetti per sé e per la propria famiglia". È diffusa la percezione di un futuro carico di rischi e aleggia un sentimento di inquietudine più intenso di quello rilevato nel primo biennio della crisi, nel 2008-2010. E nel 2016 la percezione di insicurezza è cresciuta di ben 7 punti rispetto all'anno precedente.
A questo senso di spaesamento rispetto alle possibilità del futuro, fa il paio anche la percezione di essere poveri. La maggior parte degli italiani, infatti, oggi ritiene di appartenere a una classe sociale "bassa o medio-bassa". È una percezione condivisa dal 54% delle persone,12 punti in più rispetto al 2011. Certo, come si è detto, è da alcuni anni che si osserva questa tendenza. Ma oggi ha raggiunto una misura superiore al passato. Tanto più perché, parallelamente, il peso di coloro che si collocano nel "ceto medio" non è mai stato così limitato: 39%. Nel 2011 era il 50%. In seguito, era sceso, ma nel 2015 si attestava ancora intorno al 45%.
Il crollo della posizione riguarda soprattutto gli operai, i pensionati (che prima erano operai) e le casalinghe, dove la percezione di essere scesi di qualche gradino nella scala sociale è più elevata. In Italia è tornata una frattura sociale che si era ridotta dopo le conquiste sul lavoro degli anni Settanta e quel processo di "cetomedizzazione" che aveva interessato il Belpaese.