Italia, al terzo posto della classifica mondiale per numero assoluto di schiavi

09/06/2016 di Redazione
Italia, al terzo posto della classifica mondiale per numero assoluto di schiavi

Secondo i dati riportati dall' 'Indice Globale della schiavitù, redatto dall'organizzazione non governativa Walk Free Foundation (WFF), l'Italia si conquista il terzo posto per numero di persone soggette a schivitù e tratta di esseri umani. In quattro anni l'indagine di WFF ha registrato nuove forme di abusi e ricatti che di fatto negano i diritti fondamentali a coloro che si trovano nella fitta rete di abusi. Ad oggi si contano circa 48,5 milioni di persone in condizioni di schiavitù o vittime di tratta.  Il primato della classifica di incidenza per percentuale di schiavi rispetto alla popolazione totale c'Ètocca  la Corea del Nord (4,37%) che invece è ultima per l'efficacia e l'impegno del governo nell'arginare la piaga. In termini assoluti, l'India è lo stato con il maggior numero di schiavi, sono 18,35 milioni, seguita da Cina (3,39 milioni), Pakistan (2,13 milioni), Bangladesh (1,53 milioni) e Uzbekistan (1,23 milioni).  In Italia il numero assoluto degli "schiavi del XXI secolo" risulta di circa 129.600,dopo Turchia e Polonia. Altro dato preoccupante è emerso rispetto all'impegno in azioni concrete che l'Italia mette in campo per contrastare fenomeni di abusi alla persona. Risulta infatti ancora insufficiente tanto da collocare il Bel Paese al 42esimo posto per "azione delle istituzioni". Secondo Fiona David, executive director of Global Research di Walk Free Foundation " L'Italia ha una buona legislazione e per limitare il traffico di esseri umani collabora con stati sensibili come la Nigeria. Ma ci sono tre aspetti sul quale può e dovrebbe fare ancora di più. Il primo riguarda i servizi di supporto per adulti e minori vittime di forme di schiavitù, inoltre dovrebbe aumentare il budget stanziato per combattere questa piaga. Infine sarebbe utile e virtuoso coinvolgere la società civile e unire le forze verso l'obiettivo". Ovviamente migranti e transitanti risultano essere le prede più facili  e l'apertura di corridoi umanitari volti a sfavorire questi fenomeni potrebbe apparire una soluzione più che coerente all'emergenza.