Migranti ambientali, una realtà da non sottovalutare

16/06/2016 di Redazione
Migranti ambientali, una realtà da non sottovalutare

Con l'inasprirsi dei conflitti in Medio Oriente, soprattutto in Siria, e con l'aumento della pressione migratoria sul continente europeo, da ormai un anno, nel dibattito pubblico si è spesso parlato della distinzione fra profughi e migranti economici. È proprio da questa distinzione che hanno preso le mosse i recenti provvedimenti europei in tema d'immigrazione, a partire dall'istituzione degli hotspot nei punti sensibili di Europa, soprattutto i porti del Sud dove avvengono gli sbarchi dal mare. Ma una realtà sottovalutata, eppure presente e in crescita, è quella dei migranti ambientali: di coloro che fuggono dai disastri ambientali o da paesi dove i cambiamenti climatici hanno provocato delle modifiche al territorio rendendo sempre più difficili le condizioni di vita (e di lavoro).
Il Parlamento Ue segnala che 17,5 milioni di persone hanno lasciato il loro paese nel 2014, a seguito di catastrofi correlate al clima e che tali migrazioni hanno interessato soprattutto le regioni meridionali (l'Africa subsahariana), che sono oggi quelle maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) stima che, entro il 2050, i profughi ambientali potrebbero essere addirittura 200-250 milioni di persone. Ciononostante,manca ancora un riconoscimento giuridico dello status di "profugo" per un migrante ambientale, anche se il predetto parlamento Ue sta valutando tale ipotesi. Ma domandiamoci: quand'anche ai migranti ambientali fosse riconosciuto lo status di profughi, resterà l'insolubile problema a monte. L'uomo ha ormai cambiato il clima e continua a cambiarlo. Qualche dubbio? Guardate il video della Nasa che, in trenta secondi, mostra il surriscaldamento globale dal 1880 al 2015.
Non ci saranno solo i migranti ambientali. Ci saranno anche coloro che migreranno a causa delle guerre che nasceranno proprio dall'insorgere degli squilibri ambientali. Un esempio fra tutti, il più classico, le guerre dell'acqua. Le conseguenze dovute alla carenza di acqua si fanno già sentire in diverse parti del mondo. In un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Atreconomia, si segnala che siano già ben 32 i conflitti nati per il controllo delle fonti d'acqua in Medio Oriente. Un numero destinato ad aumentare se si pensa che, a causa dell'innalzamento delle temperature terrestri, si stima che, nei prossimi trent'anni, il fiume Giallo e lo Yangtze, il Gange e l'Indo, l'Eufrate e il Giordano, il Nilo e molti altri fiumi soffriranno una riduzione di portata d'acqua del 25-30%. Ed intanto crescerà la domanda di acqua per energia, agricoltura ed usi domestici.