Morire a 16 anni in una barella al Forlanini, l’altra faccia di Roma

09/06/2016 di Redazione
Morire a 16 anni in una barella al Forlanini, l’altra faccia di Roma

Sara è il nome della ragazza trovata  in fin di vita nella mattinata dell'8 giugno all'interno di uno delle centinaia di  locali dismessi dell'ospedale Forlanini di Roma. Aveva 16 anni ed un'esistenza che probabilmente l'ha messa di fronte a situazioni troppo grandi da poter gestire alla sue età.  
Sara, nell'unicità che appartiene ad ogni morte, rappresenta di fatto una delle tante facce di una Roma crudele che viaggia su binari paralleli ed assenti dalle campagne dai programmi elettorali.
La storia della ragazza parla di eroina, di giorni spesi su giacigli di fortuna  di un ospedale forse già punto di riferimento per lei, appena fuori il centro storico, un tempo ritenuto sanatorio all'avanguardia circondato da 280 mila metri quadrati di parco ed alberi secolari che garantivano un aria salubre per i degenti. L'enorme struttura del Forlanini in origine ospitava anche una biblioteca, un museo, un cinemae fino a dicembre 2015 centinaia di ricoverati e  migliaia di pazienti al giorno.
Nel 2007, con la sanità di Roma commissariata ed un buco nelle casse di circa 2 miliardi, l'ospedale diviene da subito una spesa troppo grande da poter sostenere: viene prima alleggerito dei suoi servizi e successivamente chiuso come struttura ospedaliera.  
Quel pezzo di storia diventa in breve tempo, in una città che registra un elevato numero di senza fissa dimora, un ospedale fantasma che accoglie studenti dell'università nelle poche aree che hanno resistito allo stato di abbandono e residenza abusiva  per i tanti e le tante persone in cerca di un tetto per la notte ed un luogo caldo durante l'inverno.
Sara, faceva parte di loro prima ancora di esser una giovane tossicodipendente e viveva insieme alla madre proprio in quelle stanze abbandonate del  sotterraneo tra coperte e  rifiuti ed è forse questo il dato più tragico della vicenda. Impossibile non domandarsi quanti "Sara", quante famiglie e quanti altri ragazzi vivono nascosti in quelle stanze.
Non basterà certo una bonifica igenico-sanitaria del posto né una riqualifica della struttura questa volta per risolvere la situazione, a partire dal metterla "in sicurezza" e per fare in modo che ciò che è avvenuto questa mattina di giugno a Sara non avvenga di nuovo.
In una Roma, che conta più di 16mila unità abitative bloccate a causa del  rimpallo di responsabilità  tra Regione, Roma Capitale e i tanti Enti a partire dall'ATER, tutti con azioni caratterizzate da ritardi e inadeguatezze che lasciano  23mila famiglie in lista d'attesa ogni anno per l'assegnazione di una casa popolare, appare evidente che l'emergenza abitativa si prospetta uno dei temi più spinosi per il prossimo coinquilino del Campidoglio.
La città ha bisogno di risposte alla domanda di edilizia sociale, ha bisogno di far tornare l'ospedale ad essere un luogo di cura e non una casa per lungodegenti di una malattia della quale nessun virus è responsabile, se non quello dell'indifferenza e della irresponsabilità.