Orlando: una strage determinata dall'omofobia e dall'odio

16/06/2016 di Redazione
Orlando: una strage determinata dall'omofobia e dall'odio

Con enorme raccapriccio si è appreso della morte di 50 ragazzi e altrettanti feriti a Orlando, la capitale della Florida, negli Usa, a seguito dell'irruzione di un uomo armato al Pulse, un locale della città abitualmente frequentato dalla comunità LGBT. Un'orribile strage, consumata per mano di Omar Mateen, un 29enne americano di origini afghane. Se dapprima si era insinuato il sospetto dellalonga manusdel terrorismo di matrice islamica, nel corso dei giorni è apparso sempre più chiaro il carattere isolato della faccenda, che non per questo merita una riflessione complessiva. Nella notte fra l'11 e il 12 giugno Omar ha aperto il fuoco nel locale Pulse, generalmente frequentato da ragazzi gay e trans, che al momento della sparatoria stavano ballando sulle note di canzoni allegre dai ritmi caraibici. L'Fbi sta ancora indagando sul movente dell'assassino, sulle possibili complicità, sulla vita e sui retroscena di questo ragazzo che si è trasformato in carnefice. Sembra che di giorno Omar fosse un credente, pedissequo lettore del Corano e dei libri di preghiere, ma che di notte fosse anche lui fra i frequentatori del Pulse. Molti testimoni hanno infatti riconosciuto in lui un avventore abituale del locale, e gli investigatori hanno confermato la sua attività sulle chat per incontri omosessuali.Più che il diretto collegamento col terrorismo di matrice islamica, sembra quindi che questa strage sia il prodotto dell'odio e dell'intolleranza tutta interna alle democratiche società occidentali. Omar è stato descritto dai familiari e dalla prima moglie come una persona bipolare e incline alla violenza. Mentre si riapre il dibattito sull'uso e la vendita delle armi negli Usa, dove le stragi diffuse rappresentano una realtà inquietante di quella che si autodefinisce "la più grande democrazia del mondo", è tempo di riflettere sulle campagne d'odio e di denigrazione interne alle nostre società, più che concentrarci sull'individuazione del nemico esterno.
Adesso che oltre 50 feriti sono ricoverati all'ospedale di Orlando e si è attività la campagna di solidarietà e di donazione di sangue, i gay accorsi in aiuto si sono trovati impossibilitati a donarlo, per via di una legge del 1983, che a fronte dell'emergenza Aids l'Fda impose il divieto a vita per chi avesse avuto rapporti con qualcuno dello stesso sesso. Un anno fa, dopo le pressioni della società civile, le restrizioni sono state alleggerite: gay e bisex possono donare, ma a patto di essersi tenuti alla larga dai rapporti per un anno. Tuttavia si tratta di un pregiudizio, senza alcuna validità scientifica: intanto perché i rischi di trasmissione sono pressoché gli stessi nei rapporto etero o omosessuali, e poi perché le analisi di routine, da sole, bastano a provare lo stato di salute di un donatore. Allo stesso modo, ha fatto scalpore la notizia del ragazzo, sopravvissuto alla strage al Pulse, che riconosciuto in tv dal suo datore di lavoro è stato licenziato in tronco a causa del suo orientamento sessuale. Insomma, ci sono tanti nemici da combattere: il primo sembra il pregiudizio.