Senza migranti ci sarebbero 450 mila aziende in meno in Italia

16/06/2016 di Redazione
Senza migranti ci sarebbero 450 mila aziende in meno in Italia

Secondo il Censis, senza stranieri in Italia rischieremmo il crac demografico. Avremmo 2,6 milioni di under 35 in meno e perderemmo 700 mila lavoratori domestici. Stando ai dati, la presenza degli stranieri in Italia è ben lontana dalla realtà che descrivono i media: se è vero che sono alti i costi dell'accoglienza, ancora più alto è il beneficio economico e demografico derivante dalla presenza di cittadini stranieri.
Secondo i dati del primo trimestre del 2016 i titolari d'impresa stranieri sono 449.000, e rappresentano il 14 per cento del totale e sono cresciuti del 49 per cento dal 2008 a oggi, mentre nello stesso periodo le imprese guidate da italiani diminuivano dell'11,2. Particolarmente elevata la propensione al commercio e all'edilizia. La perdita dei migranti, nel mercato del lavoro, comporterebbe la rinuncia a 693 mila lavoratori domestici (il 77 per cento del totale), che integrano con servizi a basso costo e di buona qualità  un sistema di welfare pubblico insufficiente. Oltre il 36 per cento degli stranieri è occupato in mansioni non qualificate che gli italiani non sarebbero più disposti a svolgere: il primo dei motivi è sicuramente la bassa remunerazione e le maggiori aspettative di generazioni che hanno avuto un maggiore accesso ai gradi superiori dell'istruzione.
Inoltre, i migranti che percepiscono una pensione in Italia sono 141.000, nemmeno l'1 per cento degli oltre 16 milioni di pensionati italiani. Quelli che beneficiano di altre prestazioni di sostegno del reddito sono 122.000, vale a dire il 4,2 per cento del totale.
Le famiglie di cittadini stranieri in Italia sono anche fra le più giovani ad avere figli. Senza la presenza degli stranieri, quello del calo demografico sarebbe un problema di rilevanza maggiore nel nostro Paese. Le nascite da almeno un genitore straniero in Italia fanno registrare un costante aumento: più 4 per cento dal 2008 al 2015, a fronte di una riduzione del 15,4 delle nascite da entrambi i genitori italiani; dei 488.000 bambini nati in Italia nel 2015, anno in cui si è avuto il minor numero di nati dall'Unità, solo 387.000 sono nati da entrambi i genitori italiani, mentre 73.000 (il 15 per cento) hanno entrambi i genitori stranieri e 28.000 (quasi il 6) hanno un genitore straniero.
Il Censis parla anche di una "integrazione molecolare", diffusa sul territorio che ha porta oltre 5 milioni di stranieri ( l'8,2 per cento della popolazione complessiva), appartenenti a 197 comunità diverse, a vivere e a risiedere stabilmente nel nostro Paese con minori rischi di etnodisagio rispetto ad altre comunità europee.. Brescia e Milano sono i due comuni italiani con più di 50.000 residenti che presentano la maggiore concentrazione di stranieri, che però in entrambi i casi è pari al 18,6 per cento della popolazione. Seguono Piacenza, in cui gli stranieri rappresentano il 18,2 dei residenti, e Prato con il 17,9.