Allarme OIM: Crisi umanitaria nel Mediterraneo, aumentano i morti nel 2016

14/07/2016 di Redazione
Allarme OIM: Crisi umanitaria nel Mediterraneo, aumentano i morti nel 2016

Circa 3000 migranti hanno già perso la vita nel Mediterraneo nel corso del 2016. In base ai calcoli dell'osservatorio dell'Oim, l'Organizzazione mondiale delle migrazioni, nella prima metà dell'anno in corso, mentre cercavano disperatamente di raggiungere l'Europa sono morti 2.920 migranti, oltre mille in più rispetto allo stesso periodo del 2015, quando a morire erano stati in 1.838. Oim ha analizzato le principali cause dell'aumento di morti in mare.
Tra le prime compare il fattore legato alle imbarcazioni di fortuna che quest'anno tornano ad essere vecchi pescherecci oltre ai tristemente noti gommoni degli ultimi mesi. L'utilizzo dei vecchi pescherecci è un dato che preoccupa: il peschereccio dispone, infatti, di un maggior carico di persone rispetto al gommone. Altro fattore rilevato risulta essere la rotta del Mediterraneo centrale, ritenuta tra le più pericolose. "Ogni anno registriamo un 10-15 per cento di sbarchi dall'Egitto ma quest'anno le partenze sono aumentate. Il flusso è cominciato prima - aggiunge il portavoce dell'Oim - ne abbiamo registrate già a febbraio ed è inusuale, perché di solito iniziano quando il clima è più tranquillo, in estate. In assoluto, l' ultimo dato disponibile di aprile dice che sono arrivate nei primi 4 mesi 2000 persone rispetto alle 200 dell'anno precedente: un aumento considerevole. E legato sia alla domanda di persone che cercano di evitare la Libia perché è sempre più pericoloso, soprattutto per chi arriva dal Corno d'Africa. Ma anche perché sono aumentati gli egiziani che decidono di lasciare il paese" afferma Flavio  Di Giacomo, portavoce dell'Oim. 
Rispetto alle nazionalità invece,  secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'Interno , si parla di Nigeria (16% del totale), Eritrea (per i quali si registra un calo di arrivi)  Mali, Costa D'Avorio, Guinea. 
L'emergenza a cui l'Oim fa rifermento con la denuncia degli ultimi dati interni risulta quindi  legata ad una grave condizione umanitaria piuttosto che di numeri, che invece rimangono stabili su i livelli dello scorso anno (77mila arrivi fino a luglio rispetto  ai 73mila dello stesso periodo nel 2015).