Francia, prolungato stato d’emergenza. Non c’è l’Isis dietro l’attacco di Nizza

21/07/2016 di Redazione
Francia, prolungato stato d’emergenza. Non c’è l’Isis dietro l’attacco di Nizza

L'agenzia europea per la lotta al crimine ha pubblicato un nuovo rapporto sul terrorismo in Europa. Secondo l'Europol a colpire la città francese e quella tedesca sono stati dei "lupi solitari", la cui affiliazione con l'organizzazione jihadista non è chiara, nonostante le rivendicazioni dello Stato islamico. Il pericolo per l'Unione europea però resta alto e questo tipo di attacchi sono "molto difficili da individuare e prevenire", ha aggiunto l'agenzia. Oggi la Francia ha prolungato per altri sei mesi lo stato d'emergenza dopo l'attentato di Nizza. Stato di emergenza prolungato fino al 2017, l'istituzione di fatto di una Guardia nazionale e la prefettura di Parigi - che nel giorno dell'apertura blindatissima della spiaggia Senna Paris-Plages - annuncia l'annullamento di alcuni eventi estivi. Tra le manifestazioni estive annullate, il Festival del cinema all'aperto, la pedonalizzazione degli Champs-Elysées il 7 agosto e un torneo di basket previsto a Reuilly il 23 e 24 luglio.
Intanto in Francia infuria la polemica sulla capacità del Governo guidato da Valls e Hollande di gestire la sicurezza del paese. Il quotidiano Libération ha accusato il Governo di aver mentito: la sera dell'attentato ci sarebbe stata una sola auto della polizia a sbarrare l'ingresso della zona pedonale della Promenade des Anglais, dove è arrivato il camion alla velocità di 80 chilometri orari. E a differenza di quanto dichiarato dall'esecutivo, non si sarebbe trattato di una macchina della polizia nazionale, ma di quella della polizia locale. Libération ha riportato le informazioni avute da una fonte di polizia che ha potuto visionare le immagini della videosorveglianza, dalle quali sarebbe emerso che una sola vettura della polizia, quella degli agenti della municipale, si trovava al centro della carreggiata, lato mare. Stando alla testimonianza di testimone oculare, nessun agente della polizia sarebbe stato presente in quel momento. La polizia nazionale sarebbe stata sul posto solo fino alle 20:30 di quella sera del 14 luglio. Da quel momento è stata sostituita da quella municipale. In un comunicato, Cazeneuve ha detto che questo primo sbarramento era un punto di deviazione della circolazione e di controllo visuale e che "la polizia municipale aveva come previsto dato il cambio alla polizia nazionale". Il quotidiano ricorda invece quanto affermato da Cazeneuve il 16 luglio, cioè che c'era una presenza massiccia della polizia nazionale sulla Promenade e che l'attentatore era riuscito a entrare nell'area pedonale solo salendo sul marciapiede e travolgendo tutti in modo violento. La Francia ancora sconvolta per l'attentato di Nizza e con il premier Manuel Valls che continua a ripetere che il paese "è in guerra" che "ci saranno altri attacchi, ci saranno altri innocenti uccisi, dobbiamo imparare a vivere con questa minaccia, a combatterla", ha paura. I morti sono stati tanti negli ultimi mesi e l'intelligence non è stata in grado di prevedere le stragi. Né i sistemi di sicurezza hanno funzionato, come nel caso dell'ultimo episodio, nell'impedire che gli attentatori potessero muoversi liberamente per portare a termine la strage. Il camion guidato da Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l'autore della strage di Nizza ha corso per circa due chilometri sul lungomare della cittadina prima di essere fermato, provocando 84 morti e decine di feriti. La consapevolezza che quest'ultimo episodio è stato il frutto dell'azione individuale di un ragazzo che si era radicalizzato in solitaria, senza contatti con il sedicente stato islamico, fa paura, ancora più paura. Non basta più, adesso, rispondere con i bombardamenti e le azioni di guerra in Siria: si tratta di un nemico invisibile, diffuso e per questo più insidioso. Il Governo francese è chiamato a dare una risposta, non soltanto in termini di sicurezza, ma anche prendendo atto della gravità delle contraddizioni in seno al Paese, della rabbia di questi ragazzi, francesi di seconda, terza, quarta generazione, e con le istanze politiche che, con atti di violenza ingiustificabile, fanno emergere.
Più che con un nemico esterno, la Francia - e forse l'Europa tutta - sembra sia alla resa dei conti col suo passato coloniale. Le contraddizioni, il disagio, la povertà in aumento a causa della crisi economica, le crisi geopolitiche nel Mediterraneo sembrano aver aggravato questo processo e innescato un'accelerazione e una degenerazione. La religione non c'entra: intanto perché i numeri parlano chiaro, e la schiacciante maggioranza delle vittime è di religione musulmana. Nonostante i richiami alla lotta religiosa, alla volontà dei terroristi di imporre la Shari'a,  ridurre la complessità a questo fenomeno sul piano religioso rischia di mandare fuori strada e schiacciare il confronto sulla guerra di "civiltà", favorendo le posizioni razziste.
Si tratta di una sfida epocale, della quale la garanzia della sicurezza e la capacità di evitare altro sangue, altri morti, rappresentano solo una parte.
La reazione della popolazione francese a questo attentato, sarà importantissima per lo sviluppo degli eventi. Se dopo l'attentato a Charlie Hebdo e quello che ha sconvolto Parigi a novembre la reazione è stata di unità nazionale, questo ultimi episodio ha scompaginato le carte. Intanto, ha reso la minaccia non solo imprevedibile, ma anche diffusa: per la prima volta non è Parigi, la capitale, ad essere colpita. Per la prima non è servito avere delle armi da fuoco per provocare altrettanti morti. Inoltre, la zona di Nizza e delle Alpi Marittime francesi presenta una percentuale di migranti di gran lunga superiore ad altre zone del Paese: si tratta del 10% della popolazione, contro l'1,5% della media nazionale. Inoltre, nella zona c'è un'estrema destra molto radicata. Il partito di Marine Le Pen ha ottenuto il 45% dei voti a Nizza nelle ultime tornate elettorali e nella zona si registra da tempo la presenza di gruppi neofascisti militanti molto attivi. Eric Jozsef, giornalista francese, scrive su Libération che circa un mese fa, nel corso di un'audizione parlamentare, il capo dei servizi interni francesi Patrick Calvar aveva espresso il suo timore di una crescita dei gruppi neofascisti. "Ci sarà uno scontro tra l'estrema destra e il mondo musulmano", aveva detto Calvar, aggiungendo: "Dovremo trovare le risorse finanziarie per occuparci di altri gruppi estremisti perché lo scontro è inevitabile". Alcuni giorni prima, davanti alla commissione difesa dell'assemblea nazionale, sempre Calvar aveva detto: "Ancora uno o due attentati, e questo scontro ci sarà".