Mansour, blogger egiziano, chiede verità per Regeni: “è guerra contro i giovani”

07/07/2016 di Redazione
Mansour, blogger egiziano, chiede verità per Regeni: “è guerra contro i giovani”

Abdelrahman Mansour,  blogger attivista egiziano dei diritti umani, è intervenuto a Roma alla Camera dei Deputati in un appuntamento organizzato dall'Arci, dove ha chiesto verità per Giulio Regeni e per tutti i "fratelli vittime del regime". Nel 2011 dopo la morte del giovane Khaled ucciso dalla repressione di Mubarak, Mansour con un amico ha fondato la pagina Facebook "We are all Khaled Said". Tramite i social network ha diffuso l'appello per la mobilitazione del 25 gennaio 2011, la grande ondata di manifestazioni che portò alla caduta del dittatore. Dopo la presa del potere da parte dei militari di Al Sisi, Mansour si è trasferito negli Usa, dove ora studia all'Università dell'Illinois.
Mansour è uno di quei giovani che ha lottato per un Egitto diverso e che ora è costretto a un vero e proprio esilio dal suo paese. A oggi la metà dei ragazzi che hanno animato le strade dell'Egitto nel segno del cambiamento, sono finiti in carcare o emigrati all'estero. Da quando il generale Al Sisi ha preso il potere, nel 2013, la repressione si è intensificata, con una campagna di arresti e intimidazioni soprattutto verso gli esponenti di organizzazioni politiche. Contestualmente all'incarcerazione di quelli che avevano animato il biennio di proteste prima dell'ascesa del generale, manifestare è diventato un reato. "Una vera e propria guerra contro i giovani", la definisce il blogger. E i numeri non gli danno torto: dal 2013 al 2014 sono stati 41 mila gli arresti. Lo stesso Al Sisi ha dichiarato che molti giovani innocenti sono attualmente nelle carceri egiziane. Tra l'agosto e il novembre 2015 sono sparite 340 persone e 470 sono state condannate a morte per terrorismo. I casi di tortura accertati sono 289 e 16 le denunce di violenza sessuale.
Aveva ragione la madre di Giulio Regeni quando, coraggiosamente, in una conferenza stampa disse che suo figlio non era stato una vittima accidentale, ma era caduto in una macchina repressiva che aveva fatto altri morti.
"Chiedo agli italiani di esercitare pressioni per avere verità", ha detto Mansour nel suo intervento alla Camera dei Deputati. "Come attivista non voglio un intervento politico da parte di un altro paese, ma voglio che il mondo alzi la voce contro l'Egitto. Bisogna bloccare la fornitura di software di spionaggio per intercettare gli attivisti, usati anche per intercettare Regeni. È il momento di rivedere le politiche estere europee. Il vero nemico non sono i profughi ma questi regimi che hanno costretto la gente a diventare profughi. Nel 2010 urlavamo la frase 'Siamo tutti Khaled Said', oggi nel 2016 urliamo 'Siamo tutti Giulio Regeni'. Il sangue di Giulio e degli altri nostri fratelli può far cadere la dittatura in Egitto".