Nigeria, è crisi umanitaria (e alimentare)

28/07/2016 di Redazione
Nigeria, è crisi umanitaria (e alimentare)

La minaccia di Boko Haram, il gruppo terroristico nigeriano vicino all'Isis, continua a farsi sentire. Anche se da quasi un anno il governo nigeriano ha dichiarato conclusa la crisi militare, la minaccia persiste e gli strascichi dell'instabilità politica e del terrore hanno toccato il paese nel profondo, da un punto di vista demografico ed economico.
 Si stima che siano circa 2 milioni e 700 mila gli sfollati nell'area del Lago Ciad, che comprende Nigeria, Camerun, Niger e Ciad. Di questi, 2 milioni e 300 mila sarebbero nigeriani e in quasi 2 milioni di casi si tratta di sfollati riconducibili al conflitto. Migliaia di sfollati  accolti nei campi rifugiati, molti dei quali non attrezzati: senza acqua, senza servizi sanitari, con il rischio costante di un'epidemia di colera.
 Coopi, un ong milanese che opera nella zona, ha denunciato una situazione al limite, una vera a propria crisi umanitaria. L'organizzazione si occupa di programmi  legati soprattutto alla nutrizione e alla protezione dell'infanzia, finanziati da Echo, la Direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea. Secondo i portavoce, in Nigeria si sta vivendo una carestia e un vero e proprio collasso alimentare, e dove da tre anni ha esteso gli interventi e con mezzi notevoli l'UE  con ECHO. Le condizioni di malnutrizione sono aggravate dalle condizione igieniche terribili, determinando un alto tasso di mortalità infantile. Una piaga che si aggiunge a quella del fenomeno dei bimbi soldato.
Secondo i dati di Unicef tratti dal "The Unicef National Nutrition and Health survey", soltanto il 22% dei bambini sono allattati correttamente entro un'ora dalla nascita e solo il 10,7% dei bambini tra i 6 ed i 23 mesi ricevono una dieta appropriata in termini di equilibrio tra cibi liquidi, semi-solidi e solidi.
Qualcosa ha cominciato a muoversi, a livello mondiale, solo qualche giorno fa, dopo l'articolo uscito sul Guardian in cui Medici senza frontiere ha accusato l'Onu di non essersi mosso abbastanza velocemente per rispondere agli allarmi lanciati dalla Nigeria.
Questa è la stagione delle piogge, e i contadini devono seminare. Se non possono tornare alle loro terre, non ci sarà il raccolto. Ma è difficile pensare che vi possan far ritorno in breve tempo in un paese al collasso, in cui il governo continua la battaglia contro Boko Haram su più fronti. Una delle strategie è il taglio delle vie di sostentamento nelle zone che ritiene occupate dal gruppo legato all'Isis. Ma in questo modo il governo costringe in condizione di indigenza e isolamento anche i civili che vi abitano.
Una soluzione potrebbe essere la creazione di corridoi umanitari dalla Nigeria, con l'ausilio delle Nazioni Unite, ma anche un programma di aiuti alimentari per tamponare l'emergenza e con la prospettiva di aiutare il paese a rimettersi in piedi.