Obama a Dallas, “il razzimo non è finito. Nessuno è immune”

14/07/2016 di Redazione
Obama a Dallas, “il razzimo non è finito. Nessuno è immune”

È stata una settimana di tensioni negli Stati Uniti, a seguito di due video, diventati subito virali, che ritraevano l'ennesimo omicidio a freddo su due civili da parte della polizia americana. Le vittime erano due cittadini afroamericani. Gli episodi hanno scatenato una nuova ondata di proteste contro la brutalità della polizia e una nuova polemica nazionale e internazionale sul razzismo delle forze dell'ordine negli Usa. Con lo slogan "Blacks lives matter", le vite dei neri contano, in tantissime piazze degli Stati Uniti ci sono state proteste spontanee. A Dallas, durante la marcia di protesta, un uomo si è appostato sul tetto di un edificio e ha sparato sulla folla, colpendo cinque agenti in divisa. Una vendetta, tutta personale, che ha rischiato di inasprire la situazione. Sono stati più di duecento gli arresti effettuati durante le manifestazioni.
Il presidente Barack Obama si è recato personalmente a Dallas, dove ha preso parte al funerale dei 5 agenti. Durante la cerimonia, Obama ha dichiarato che il razzismo esiste e non è possibile ignorarlo: "Non possiamo far orecchie da mercante e non tenere conto delle manifestazioni degli afroamericani, considerare quelle persone come paranoici e piantagrane, non possiamo metterle da parte come inquietudine politica o mettere l'etichetta del razzismo. Farlo significa negare la realtà".
L'attacco agli agenti resta un caso isolato che deve mettere in guardia dai tentativi di criminalizzazione dell'intero movimento per la dignità degli afroamericani, ma non può essere troppo facilmente liquidato come un episodio di odio razziale da parte di un nero. Quell'episodio è frutto di un razzismo più o meno latente che continua a permeare la società americana e che sta subendo una recrudescenza in questo periodo di crisi economica e di maggiore rischio di impoverimento, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione.
Il presidente ha anche tenuto a precisare che lo stesso ragionamento deve essere applicato alla polizia. Deve essere la forza della legge a prevalere e l'atteggiamento delle forze dell'ordine deve essere quello di garantire l'incolumità della popolazione. "La stragrande maggioranza dei poliziotti fa un lavoro onesto e duro e merita rispetto", ha detto Obama, invitando la popolazione a lavorare unita per un futuro con più giustizia e pace.
Insomma, secondo il presidente il cambiamento negli Usa deve essere soprattutto culturale. Il discorso del primo presidente nero della storia della repubblica statunitense sembra colmo di un senso di impotenza. Non una parola su eventuali provvedimenti o azioni interni alla polizia, solo appelli vaghi e l'intenzione di raccogliere le istanze degli afroamericani e a lavorare uniti per ristabilire una coesione nel Paese.
La sparatoria di Dallas ha fatto emergere nel modo più tragico possibile un sentimento che attraversa molte comunità afroamericane negli Stati Uniti: nessuno ci difende. Non la legge, non il sistema giudiziario per non dire dell'establishment politico. Le comunità afroamericane vivono in quartieri marginalizzati e resistono alla disoccupazione e alla povertà con una sorta di economia informale di sopravvivenza fatta di piccolo spaccio, vendite di marchi contraffatti, derrate alimentari pompate con Ogm fuori controllo, si accaniscono con arresti e multe a tappeto. È risaputo che gli Usa spendono per le carceri più soldi di quanti non ne investano in istruzione. Gli States detengono il record mondiale di carcerati, con un rapporto di 1 ogni 138 abitanti. Metà dei detenuti sono afroamericani. Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata e per i giovani neri passare un certo periodo di tempo in prigione è diventato un "rito di passaggio" e una ricerca del Guardian, basata sulla raccolta dei dati negli ultimi due anni, dimostra che per un giovane di colore la probabilità di essere ucciso dalla polizia è di nove volte superiore a quella di un coetaneo bianco. 
Finché gli Stati Uniti non saranno in grado di garantire maggiore equità all'interno della propria società, la popolazione nera continuerà a sopravvivere come può, ai margini della legalità. E da qui la spirale di violenza e repressione non potrà che aumentare, soprattutto se questi comportamenti non vengono analizzati nella complessità e non si indaga sulle conseguenze del razzismo a tutti i livelli della società, non limitandosi a contare i morti.