Oxfam, “A qualcuno piace caldo. Così l’industria alimentare nutre il cambiamento climatico”

28/07/2016 di Redazione
Oxfam, “A qualcuno piace caldo. Così l’industria alimentare nutre il cambiamento climatico”

L'industria alimentare che produce riso, soia, mais, grano e olio di palma, genera da sola una quantità di emissioni di gas serra superiore a quella prodotta da qualsiasi altro paese al mondo, ad eccezione di Cina e Stati Uniti. Con questo trend impossibile centrare gli obiettivi chiave nell'accordo di Parigi. È questo il monito del nuovo rapporto di Oxfam, "A qualcuno piace caldo: così l'industria alimentare nutre il cambiamento climatico", diffuso da Oxfam in occasione del Business and Climate Summit 2016, che riunirà oggi e domani a Londra, i rappresentanti delle grandi aziende, della finanza e delle istituzioni internazionali.
Il dossier, che analizza il rapporto tra industria alimentare e cambiamento climatico, sottolinea infatti come le grandi aziende produttrici di queste cinque materie prime, assieme a molte altre, debbano ridurre drasticamente e al più presto la quantità di emissioni in atmosfera.
A rischio infatti c'è prima di tutto il raggiungimento degli obiettivi chiave definiti nell'accordo di Parigi del dicembre scorso, ossia l'azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo e il contenimento dell'aumento delle temperature entro 1,5 °C.  Due obiettivi che senza una immediata inversione di rotta sarà impossibile centrare.
Il rapporto individua infatti nelle emissioni provenienti dalla produzione agricola intensiva, una delle cause principali del cambiamento climatico. Basti pensare al metano prodotto dalle risaie allagate o al protossido di azoto derivante dall'utilizzo dei fertilizzanti. Se sommate, infatti, questo genere di emissioni sono dannose per l'ambiente quanto quelle prodotte dalla deforestazione per scopi agricoli, che giustamente è stata al centro delle politiche di lotta al cambiamento climatico degli ultimi anni.
L'industria alimentare oggi è responsabile per almeno il 25% delle emissioni di gas serra a livello globale, e quindi tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Un sistema produttivo fondato sul lavoro di milioni di agricoltori di piccola scala, che sono le prime vittime di shock climatici estremi, ormai sempre più frequenti. Un circolo vizioso insostenibile.
Oxfam stima che le 10 maggiori aziende del settore alimentare dipendano dal lavoro di almeno 100 milioni di agricoltori di piccola scala, che per primi subiscono le conseguenze delle calamità naturali causate dal cambiamento climatico, e sono costretti a vendere la loro terra rischiando di piombare nel circolo vizioso della povertà.
Ad essere le più colpite sono poi le donne, che in molti paesi non hanno diritto a possedere la terra e molte più difficoltà ad avere accesso al credito e ad altre risorse economiche. Per di più, sono spesso escluse dalle cooperative agricole e dagli altri sistemi fondamentali nel supportare il sistema agricolo quando il verificarsi di disastri climatici mette a rischio i raccolti. Per questo motivo Oxfam nel nuovo report, "A qualcuno piace caldo: così l'industria alimentare nutre il cambiamento climatico", pubblica oggi i dati sul livello di emissioni associate alla produzione intensiva di diversi generi alimentari.
Con la campagna Sfido la fame Oxfam sostiene migliaia di agricoltrici di piccola scala in alcuni dei paesi più poveri del pianeta con l'obiettivo di dare l'opportunità alle donne più povere e vulnerabili di avere piena autonomia decisionale ed economica, permettendo loro di condurre una vita più dignitosa e produrre reddito per sfamare se stesse e le proprie famiglie. (da Oxfamitalia.org)