Puglia fra caporalato e resistenza: al via il raccolto a sfruttamento zero

28/07/2016 di Redazione
Puglia fra caporalato e resistenza: al via il raccolto a sfruttamento zero

La vita dei migranti in Puglia, terra di produzione di tante eccellenze agroalimentari del nostro Paese, è difficile per i migranti. Paghe basse, sfruttamento, condizioni di vita al limite. La produzione e la distribuzione sono controllate da un "cartello" che comprende i 7-8 latifondisti che possiedono grandi piantagioni in varie province della zona. Qui i migranti - e spesso anche gli italiani - lavorano anche 12 ore con la schiena china nei campi, guadagnando 3 euro e mezzo per ogni cassone da 3 quintali. Alla fine delle 12 ore, a volte anche 16, riescono a raccimolare una trentina di euro se la giornata è andata bene. Trenta euro da cui vanno tolte le spese per il pranzo, per l'alloggio o altri pedaggi. Al calare della sera si torna a casa, per i più forturnati. La maggior parte di questi lavoratori, e la quasi totalità di quelli migranti, tornano nei "ghetti" che sempre più si impongono agli onori delle cronache per lo scoppio di un incendio o per la morte di qualcuno (ricordiamo l'ultimo drammatico episodio, l'omicidio di un migrante da parte di un carabiniere, nella tendopoli di Rosarno, in Calabria). Si tratta di accampamenti di fortuna, in cui i migranti vivono ammassati e dormono su materassi buttati a terra. Dove le condizioni igieniche non sono idonee per una vita dignitosa. Questi ghetti si formano un po' naturalmente e molto a causa della estraneità dell'incuria delle istituzioni, inadeguate nel fornire assistenza. Nel 2012 ben 750 migranti dormivano sotto gli ulivi prima che proprio di fronte alla contrada Arene Serrazze, ai margini di Nardò, nel Salento, venisse su quello che tutti in paese chiamano 'il ghetto'. Prima andavano alla masseria Boncuri, c'era un presidio medico e qualche servizio, ne poteva contenere una cinquantina, erano arrivati a superare i 500, troppi, specie se poi si mettono in testa di scioperare come accadde nel 2011, un caso storico in Italia, con la protesta dei migranti contro i caporali. Adesso hanno una zona, baracche in fila, divise per etnie, autogerarchizzate pure quelle.
La complessa organizzazione para-criminale che gestisce il lavoro nelle campagne pugliesi è organizzatissima. Ai braccianti vengono inviati messaggi tramite Telegram e Whatsapp: messaggi in arabo, inglese e francese per convocare i braccianti al lavoro e concordare le paghe, perfino le foto dei capisquadra per dimostrare chi ha lavorato e quanto.
La rivolta della masseria Boncuri del 2011 ormai è un ricordo e l'obiettivo primario di ognuno è solo lavorare qualche ora al giorno e tornare al campo con pochi euro in tasca. Dal 6 luglio  ad Arene Serrazze, proprio accanto al ghetto, sono arrivati i camion e le risorse per montare delle tende, far arrivare l'acqua e instaurare un presidio medico sanitario. Quest'anno i migranti, almeno 160 di loro, faranno le docce. I fondi sono stati raccolti dalla Coldiretti e dalla Focsiv e così il 'villaggio solidale' di Nardò ha 6 docce e 12 moduli igienici. Il tentativo di contrastare il caporalato comincia dalla dignità di un bagno. Nelle terre pugliesi non c'è solo sottomissione, ma anche piccoli grandi germogli di autorganizzazione e ribellione. I ragazzi di Diritti a Sud cercano di contrastare il caporalato promuovendo l'organizzazione di giornate di lavoro a paga equa. In questo periodo stanno preparando il raccolto, il secondo nel pezzo di terra che hanno preso in affitto da dieci anni. Si raccolgono i pomodorini, la paga è giusta, mani bianche e mani nere li coglieranno, obiettivo 60 quintali, ''lavoriamo per una nuova comunità dei diritti, la passata sfrutta zero è il simbolo del nostro progetto, una testimonianza concreta del nostro lavoro, anche se piccola, potremmo fare ben di più''. I prodotti saranno poi distribuiti grazie a una rete di distribuzione alternativa, fatta dai GAS (gruppi di acquisto solidale) e dei rapporti con altre associazioni analoghe. Anche Emergency ha prenotato i pomodorini e ha dato il patrocinio all'iniziativa.
Un modo per dare un valore critico all'acquisto, promuovendo una nuova coscienza nei consumatori. Se molta attenzione è stata data negli ultimi anni alla qualità del cibo, altrettanta se ne dovrà riservare sulla qualità delle condizioni di lavoro di chi lo produce e lo fa arrivare in tavola: è questo uno dei modi per sconfiggere il dominio dei caporali e liberare i braccianti dallo sfruttamento.