Save our souls: i giubbotti di salvataggio diventano materiale per fabbricare rifugi

28/07/2016 di Redazione
Save our souls: i giubbotti di salvataggio diventano materiale per fabbricare rifugi

Ha 15 anni, è nato a Londra, è vissuto a New York e Atene. Ora vive a Barcellona, dove studia alla scuola americana. Si tratta di  Achilleas Souras, un ragazzo di soli 15 anni che ha scelto di lavorare sul tema dell'accoglienza dei profughi creando "SOS", acronimo di "Save Our Souls", un progetto per recuperare i giubbotti di salvataggio dei migranti. In pratica, li trasforma - riassemblandoli grazie a strappi in velcro - in tende termiche a forma di igloo, una sorta di rifugio modulare, a seconda delle esigenze e dello spazio a disposizione. L'idea nasce dalla passione del ragazzo per i lego, con cui sin da piccolo giocava: "Gioco con i mattoncini colorati da quando ne ho memoria: la nostra casa ne era piena. Se c'era una crepa o un buchetto da qualche parte, io lo riempivo con un mattoncino. Ricordo quando, insieme con mio fratello, costruivamo le navicelle spaziali di Guerre Stellari: la mia immaginazione ha superato in fretta le pagine del libretto d'istruzioni. Sono nate così le mie prime creazioni". E, dagli incastri dei lego a quelli dei giubbotti di salvataggio, il passo è stato breve. "Ho deciso di chiamare il progetto "Save Our Souls" (salva le nostre anime), perché l'SOS è un segnale internazionale di pericolo, emergenza, soprattutto se viene dal mare. SOS è un appello urgente di aiuto. E anche l'avere scelto di specificare, nel nome per esteso, l'aggettivo "nostre", sta a indicare la connessione di tutti, indipendentemente dalle nostre origini. Un pianto per chiedere aiuto, ma anche unità e solidarietà".