Violenza in Europa: Francia e Germania colpite da azioni sanguinarie

28/07/2016 di Redazione
Violenza in Europa: Francia e Germania colpite da azioni sanguinarie

Già il 14 luglio scorso la Francia e l'Europa si erano sentite di nuovo scoperte di fronte all'ondata di violenza che spesso segue la scia dell'offensiva lanciata a livello globale dal sedicente Stato Islamico. Anche se il coinvolgimento di Daesh non è sempre stato immediatamente ravvisabile negli ultimi episodi che hanno scosso le comunità e l'opinione pubblica, la fascinazione della guerra in nome dell'Islam contro l'Occidente è stata un elemento presente nella serie di azioni sanguinarie che hanno sconvolto i paesi occidentali. Alla strage di Orlando in Florida e Nizza si sono aggiunti nuovi episodi e altri morti: la paura è arrivata in Germania già il 19 luglio, a pochissimi giorni dall'attentato in Francia, quando giovane afghano di 17 anni è salito su un treno regionale armato con un'accetta aggredendo e ferendo 5 passeggeri, di cui 2 in maniera grave. È stato solo il primo di una serie di episodi avvenuti tutti in Baviera, la regione tedesca in cui governano i cristianosociali guidati da Horst Seehofer: l'ala destra del partito di Angela Merkel, dichiaratamente anti-immigrazione. Qualche giorno dopo un ragazzo tedesco con origini iraniane è entrato armato in un centro commerciale e ha aperto il fuoco sulla folla. Poi ancora, la bomba di Ansbach nei pressi di un festival musicale, dove ha perso la vita il solo attentatore. Episodi che hanno in comune, di primo acchito con l'attentato di Nizza e Orlando, il fatto di essere stati realizzati da persone affascinate da Daesh per diversi motivi, ma di essere di fatto dei lupi solitari. Andando a fondo però, la situazione risulta subito più complessa e poco si presta a una lettura semplificata: il ragazzo iraniano che urlava le sue ragioni sul tetto del centro commerciale ha ripetuto più volte di essere tedesco e di odiare gli stranieri. Ha spiegato di provenire dai quartieri popolari, quelli dove i disoccupati vivono di sussidi statali al prezzo di un controllo totale dello Stato sulle loro scelte. Nella sua camera sono stati ritrovati testi di testi di Hitler e le prove che la più grande fascinazione del ragazzo era per il nazismo e non per lo Stato Islamico. Tant'è che in Germania il termine più usato è Amoklauf, "furia omicida", proprio per tenere dentro tutte queste contraddizioni e non fare un'informazione parziale o contorta.
I fatti di Nizza e della Germania hanno contribuito comunque alla diffusione di un terrore generalizzato, la consapevolezza che si è esposti ovunque, non solo nelle grandi metropoli coi loro "obiettivi sensibili". Qualche giorno fa il sacerdote Jacque Hamel è stato sgozzato a seguito dell'irruzione armata di due uomini nella sua chiesa a Rouen, nel nord della Francia. Con lui, feriti due fedeli e due suore.
Il messaggio è che nessuno è al sicuro, che non ci sia luogo dove lo Stato Islamico non possa arrivare. Ma proprio l'episodio di Monaco o la presunta instabilità mentale di molti degli attentatori fanno dubitare delle matrice terroristica di questi episodi, o quantomeno che questa sia l'unica spiegazione. Insinuano il dubbio sulle contraddizioni della società europea. La rabbia dei giovani di terza, quarta generazione pone interrogativi sulla sua capacità di creare integrazione. La guerra è in Europa, tra noi, su un treno, allo stadio, al tavolino di un bistrot, sul lungomare o in una chiesetta di campagna. Ma di che guerra si tratta? È questa la domanda più importante che dovrebbero porsi la società europea e i governi del Continente.
Papa Francesco, commentando la follia omicida nella chiesa della Normandia, ha espresso il suo più netto rifiuto a una militarizzazione dei luoghi di culto. Bergoglio ha sottolineato che "occorre la disponibilità ad accogliere quanti fuggono dalle guerre e dalla fame; la solidarietà verso coloro che sono privati dei loro fondamentali diritti, tra i quali quello di professare in libertà e sicurezza la propria fede. Nello stesso tempo vanno sollecitate collaborazioni e sinergie a livello internazionale al fine di trovare soluzioni ai conflitti e alle guerre, che costringono tante persone a lasciare le loro case e la loro patria".