L’Isis attacca i curdi nel silenzio dell’Occidente

04/08/2016 di Redazione
L’Isis attacca i curdi nel silenzio dell’Occidente

27 luglio 2016. Ore 9.25. Due forti esplosioni devastano Xerbî, quartiere di Qamişlo nel nord est della Siria. Due bombe - la prima su un camion e la seconda, pare su un auto - sono esplose vicino alla sede delle forze di sicurezza interna kurda Asayish sventrando decine di palazzi e causando almeno 70 morti e più di 150 feriti. La deflagrazione è stata così forte che feriti e danni ad abitazioni sono stati riportati anche a Nusaybin, città confinante nello stato turco. L'Isis ha subito rivendicato l'attentato con un comunicato postato su Telegram da Amaq, agenzia stampa ufficiale del califfato. La strage trova poco spazio sui media europei e certo siamo abituati al fatto che il sangue versato a certe latitudini non valga l'attenzione, il compianto e il cordoglio riservato ai morti nostrani. E a niente vale il fatto che bersaglio dell'attacco terroristico sia un popolo che ogni giorno combatte contro il fascismo e l'oscurantismo di Daesh.
Qamişlo è la capitale del Cantone di Cizîrê, una delle prime zone liberate dalle Unità di difesa del popolo kurde (YPG e YPJ), capitale della Siria del Nord dopo la proclamazione del nuovo Stato Federale da parte del PYD (Partito dell'Unione Democratica) e la città più grande dell'intero Rojava. A ridosso della frontiera turca, è una delle principali basi delle forze kurdo-siriane e più volte è stata oggetto di attacchi terroristici. Ad aprile un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo sei membri delle forze di sicurezza interna curda, Asayish. In luglio, almeno 16 persone sono morte a Hasaka sempre in un attentato suicida. Quello di ieri è però sicuramente l'attentato più grave per proporzioni e numero di vittime, compiuto nonostante i numerosi check point nella città e i frequenti sequestri di notevoli quantità di esplosivo alle porte della città. Attentato che giunge fra l'altro in un momento decisivo per la liberazione della città di Manbij a ovest del cantone di Kobane dove in questo momento sono concentrati i maggiori sforzi da parte dello YPG e dello YPJ e delle Siryan Democratic Forces. Manbij è da tempo utilizzata come principale via di rifornimento da parte islamista, sia di armi che di uomini che facilmente raggiungono il nord della Siria dal poroso confine turco. La sua liberazione permetterebbe alle forze kurde di raggiungere il cantone isolato di Efrin e al contempo di isolare Raqqa, bastione Isis, sua "capitale" de facto. Il settanta per cento della città è sotto controllo delle unità di difesa kurde ma ci sono ancora migliaia di civili da salvare.
Isis attacca la resistenza kurda in un momento quindi in cui dei passi importanti si stanno compiendo per la liberazione e mentre il confine turco-siriano sta per passare totalmente in mano ai kurdi. Questo vile attentato non fermerà la lotta per la liberazione ma in questo momento il pensiero più grande va ai feriti e alle vittime per cui il Rojava ha dichiarato tre giorni di lutto.
(Fonte: www.progettodiritti.it)