Turchia: sfida all’Europa sui diritti

04/08/2016 di Redazione
Turchia: sfida all’Europa sui diritti

Le vicende della Turchia hanno inevitabilmente fatto irruzione nelle attività estive della Fondazione Basso con la forza di un evento incomprensibile, inatteso e angosciante.
Un evento che ci ha subito rimandato alle immagini già viste, alle esperienze già vissute negli anni '70 in America Latina. Epurazioni, liste di proscrizione, scomparsa e incarcerazione di migliaia di persone. Violenze questa volta riprese in video, fatte circolare sui social media, a monito per la società turca, e per il mondo intero: con il Presidente Erdogan non si scherza.

La Fondazione Basso ha voluto così esprimere indignazione con un appello rivolto alle istituzioni europee, contro l'escalation di un regime che non perdona, e lo fa nel nome della democrazia.
Qui di seguito il testo dell'appello, con la lista delle adesioni raccolte finora:

Vero o finto che sia stato il tentativo di colpo di Stato dei militari, il regime autoritario del presidente turco Recep Tayyip Erdogan lo ha accolto come "un dono di Dio" e un'occasione per sbarazzarsi una volta per tutte di ogni opposizione, soprattutto quella civile e democratica, che in questi giorni viene aggredita, imprigionata, umiliata. Con il pretesto, finora indimostrato, che i suoi oppositori siano complici del tentativo di colpo di stato, Erdogan ha deciso di portare a compimento la sua politica di annientamento di ogni dissenso, calpestando leggi interne e convenzioni internazionali sottoscritte dalla Repubblica turca, e trasformando la Turchia in un potente centro di destabilizzazione regionale. A tutti i popoli, e specialmente a quello curdo, che stanno soffrendo il potere sopraffattorio e oppressivo di Erdogan va la nostra solidarietà attiva di persone che lottano affinché i diritti umani e i diritti dei popoli prevalgano sugli interessi politici ed economici dei poteri dominanti.
Nel recente convegno internazionale svoltosi a Roma il 4 e 5 luglio scorso, organizzato dalla Fondazione Lelio Basso, abbiamo denunciato la vergogna di cui si è macchiata l'Unione Europea quando ha accolto le condizioni del regime turco, finanziandolo e stipulando con Erdogan un "patto di morte" ai danni di persone disperate che fuggono dalla violenza della guerra e della fame, e che un'Europa egoista non riesce a distribuire tra i suoi paesi membri.
I fatti atroci di questi giorni confermano l'intollerabilità dell'autocrazia di Erdogan e l'assoluta inadeguatezza e ipocrisia delle prese di posizioni di facciata dei governanti europei quando si limitano a sollecitare cautela al governo turco, non mancando nel contempo di ricordarne la democratica elezione, così riducendo la democrazia a mera investitura, in violazione del patrimonio di diritti e di libertà proprio della civiltà europea, secondo cui non è democratica una società in cui non siano garantiti i diritti fondamentali.
Ogni colpo di stato militare, quale che sia l'intenzione degli autori, è inaccettabile. Ugualmente intollerabile tuttavia è una dittatura, per quanto fondata sul consenso della maggioranza, che calpesta i diritti elementari delle persone e delle minoranze, e ripudia lo stato di diritto. Con la destituzione di migliaia di magistrati e l'arresto di centinaia di giudici e procuratori - il più grave attacco all'indipendenza della magistratura realizzato in una società europea contemporanea - si distruggono non soltanto pilastri essenziali dello Stato di diritto, rappresentati dalla separazione dei poteri e dalla giurisdizione libera da condizionamenti del potere esecutivo, ma si mette a repentaglio la stessa possibilità che i diritti possano essere garantiti contro l'oppressione e l'abuso del potere.
Sulla società turca sta calando una soffocante cappa di oscurantismo e di oppressione: liste di proscrizione, epurazioni di massa, divieto del diritto di espatrio, compressione del pluralismo e sospensione di decine di migliaia di docenti e insegnanti, persecuzione di giornalisti, di avvocati e di rettori di università, arresti di massa, annichilimento della libertà di stampa, fabbricazione del sospetto, paura, torture.
La sfida per la comunità internazionale è reale. E per l'Europa, è arrivato il momento di decidere che cosa fare, per declinare veramente e con coerenza i tanto conclamati diritti. Il regime turco non può far parte dell'Europa, della sua cultura giuridica e pluralistica, non soltanto per la prospettata futura reintroduzione della pena di morte, ma per la già avvenuta continua violazione delle libertà fondamentali e dei diritti umani e civili.
Chiediamo al Consiglio d'Europa e l'Unione Europea di non limitarsi più a manifestare critiche formali o generiche preoccupazioni. L'Unione europea deve, con urgenza, cancellare il vergognoso accordo stipulato con la Turchia in violazione diritti elementari delle popolazioni migranti, e delle stesse convenzioni che l'Europa si è data;
interrompere ogni commercio finalizzato, anche indirettamente, al potenziamento bellico o tecnologico di sicurezza della Turchia, a cominciare dalla esportazione di armi;
è infine indispensabile isolare il regime turco e, perciò, adottare con urgenza tutte le sanzioni e iniziative legittime, cominciando con il sospendere la Turchia da ogni partecipazione a istituzioni e organismi europei.
Soltanto se saranno presi sul serio le Convenzioni, i Trattati e le Carte dei diritti fondamentali contro ogni tentativo, manifesto od occulto, di mettere in discussione il patrimonio di diritti e libertà su cui sono fondati il Consiglio d'Europa e l'Unione europea, le Istituzioni del nostro continente saranno all'altezza della necessità imposta dalla tragedia in atto e riusciranno a riconquistare la fiducia e il consenso di persone e di popoli che ancora cercano nell'Europa il punto di riferimento per rivendicare e realizzare aree di libertà, di diritti e di giustizia.

Elena Paciotti, Presidente Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO
Roma, 22 luglio 2016

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