Evasione fiscale delle grandi aziende, nuovo scandalo

01/09/2016 di Redazione
Evasione fiscale delle grandi aziende, nuovo scandalo

La Commissione Ue ha avanzato una richiesta di risarcimento fiscale all'azienda Apple, per gli aiuti di Stato ricevuti dal Governo irlandese. Aiuti illegittimi, che riportano alla ribalta il problema dell'eccessiva disomogeneità del prelievo tributario in Europa. La vicenda Apple non è che l'ultima in ordine in cronologico: segue, infatti, analoghe vertenze che hanno coinvolto Fiat e Starbucks, chiamate nell'autunno 2015 a rimborsare tra i 20 e i 30 milioni di euro per i vantaggi fiscali ottenuti da Lussemburgo e Olanda.
Le multinazionali hanno la facoltà di operare fisicamente in Europa e mantenere la residenza fiscale in paesi a tassazione agevolata, di spostare all'interno del gruppo ricavi e costi da limitare al massimo le imposte. Fra i paesi europei c'è un'enorme differenza di trattamento nella tassazione delle aziende: si passa dal 12,5% dell'Irlanda al 10% della Bulgaria a un corporate tax rate di oltre il 31% come in Germania o in Italia (tra Ires e Irap, senza contare il prelievo sul lavoro che spinge il total tax rate tricolore a un livello tra i più elevati al mondo e ben oltre il 60%). Questa enorme differenza da una parte può provocare dei divari sul lavoro nel continente, perché le aziende sarebbero disincentivate a invenstire in paesi dalla tassazione elevata. Dall'altra, nonostante l'attrattiva fiscale, non si può certo affermare che l'Irlanda sia uno dei paesi più floridi in termini di occupazione, sia in termini di stabilità che di livello degli stipendi. Inoltre, proprio l'Irlanda è stato uno dei paesi Ue che ha maggiormente pagato il prezzo della crisi economica e il rischio del default: la rinuncia alle ingenti somme che le grandi aziende potrebbero versare nelle casse dello Stato, pesa molto quando si tratta di redistribuire le risorse e sanare i conti pubblici.
Chiarisce il Sole 24 Ore che "Il caso Apple-Irlanda però mostra un'ancor più grave distorsione del modello comunitario, alla luce della ulteriore discrezionalità che alcuni Paesi hanno scelto di esercitare, concedendo soprattutto alle multinazionali della Digital Economy, ma non solo a queste, condizioni fiscali più favorevoli rispetto a quelle praticate generalmente attraverso i cosiddetti ruling internazionali. Accordi ad hoc grazie ai quali, in cambio della creazione di posti di lavoro e di un contributo al Pil nazionale, le big company hanno potuto beneficiare di più ampi sconti che hanno diluito, in alcuni casi enormemente, le aliquote effettive".
Come ha ricordato ieri il commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, Apple ha pagato di tasse per l'1% dei profitti, per poi arrivare a pagarne lo 0,005 per cento. Più o meno lo stesso rapporto di diminuzione progressiva che ha interessato la Fiat e Starbucks.
Dopo l'inchiesta giornalistica LuxLeaks che ha coinvolto anche il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che all'epoca dei fatti contestati era primo ministro in Lussemburgo, da Bruxelles arrivano dei segnali di intransigenza.