Quando maschilismo e cyber bullismo si intrecciano

15/09/2016 di Redazione
Quando maschilismo e cyber bullismo si intrecciano

L'era delle telecomunicazioni e di internet, che tutti ci mette in contatto, che abbatte i confini e azzera le distante può anche rivelarsi uno strumento pericolosissimo, in grado di distruggere la vita e la dignità delle persone. Sono tanti, ormai troppi, i casi di soggetti in difficoltà, ragazzi e ragazze bullizzati, che hanno deciso di togliersi la vita dopo che la loro immagine era stata irrimediabilmente compromessa dalla diffusione sul web di immagini, video e altri contenuti sensibili. I casi di cronaca degli ultimi giorni purtroppo riportano in primo piano il problema del cyber bullismo e della potenza distruttiva di internet e dei social network.
La prima vittima di questi giorni è stata Tiziana Cantone. Si è tolta la vita impiccandosi con un foulard, nel garage di casa della zia. Non usciva più, aveva smesso di lavorare. Aveva cambiato paese di residenza. La sua vita era stata distrutta dalla diffusione sul web di un video che la ritraeva in un momento di intimità sessuale. Le parole pronunciata dalla ragazza erano diventate un vero e proprio tormentone grazie al tam tam sui social network. In poco tempo, Tiziana, si è trasformata inconsapevolmente in una nuova star del porno casereccio, a causa della diffusione massiccia assicurata da canali come YouPorn e dalla circolazione dei contenuti che la riguardavano sui social network più noti. A nulla era servito ottenere una sentenza positiva per il diritto all'oblio, né il tentativo di voler cambiare cognome. Scivolata in una profonda depressione, Tiziana si è tolta la vita a soli 31 anni. Fa riflettere che anche ora, dopo la sua morte, in molti continuano a stigmatizzarla e a dire che "se l'è cercata".
La procura di Napoli ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio. Perché è troppo facile dire che è il "web" che l'ha uccisa. A uccidere Tiziana sono state delle persone, che presto potrebbero avere dei nomi e cognomi: coloro che l'hanno tradita, pubblicando in rete il video che doveva restare il gioco nell'intimità fra due persone. Il web è stato sicuramente una cassa di risonanza in grado di rendere ancora più tragica la violazione della privacy e di rendere di massa la stigmatizzazione che però ha una chiara origine culturale: è frutto dell'ancora radicato maschilismo nella nostra cultura.
Mentre si infuocava il dibattito pubblico sulla vicenda di Tiziana Cantone, un'altra tragica notizia è balzata agli onori delle cronache: a Rimini una ragazza di 17 anni è stata violentata in una discoteca. Le amiche presenti hanno filmato la scena con i cellulari e hanno diffuso il video fra una cinquantina di amici e conoscenti. La pronta denuncia della famiglia della ragazza ha bloccato la diffusione del video, ma gli inquirenti stanno ancora indagando sull'episodio.
Due fatti gravissimi che segnalano un doppio problema: da un lato la violenza sulle donne, in un Paese, il nostro, in cui i femminicidi sono all'ordine del giorno e hanno raggiunto le dimensioni di un fenomeno preoccupante, sintomatico di una cultura maschilista, di possesso e di stigmatizzazione verso le libertà sessuali. Dall'altra, la necessità di una riflessione sugli strumenti di comunicazione digitale. Due argomenti che sono fortemente legati, perché il secondo è un mezzo potente di amplificazione delle violenze determinate da una cultura fortemente machista e misogina.
Il rinnovamento culturale è necessario e imprescindibile. Certo, è difficile immaginarlo in un Paese in cui la Ministra per la semplificazione burocratica finisce sulla prima pagina di un giornale scandalistico con scatti che la ritraggono a leccare un gelato, o un esponente politico sale un palco con una bambola gonfiabile che dovrebbe rappresentare l'attuale presidente della Camera dei Deputati. Eppure è urgente e necessario, a partire dai giovani, con un lavoro capillare a partire dalle scuole che sappia avviare una riflessione sul tema dell'inclusione sociale, del rispetto fra i generi, del rispetto e della tutela dei soggetti in difficoltà. Una strada lunga, da percorrere tutti. Nessuno può ritenersi assolto.