Ricostruire come ricucire. Prime valutazioni dopo il terremoto

01/09/2016 di Redazione
Ricostruire come ricucire. Prime valutazioni dopo il terremoto

Se c'è una cosa che è rimasta impressa nella memoria, è stata la reazione delle istituzioni al terremoto de L'Aquila nel 2009. Il territorio del sisma divenne il palcoscenico del governo allora in carica: addirittura il G8, progettato per La Maddalena e già preparato con milioni di Euro di investimenti fu spostato nel capoluogo abruzzese. Qualche mese dopo il sisma telecamere da tutto il mondo riprendevano i capi di stato dei Grandi Otto sfilare fra le macerie. La lotta fra il governo e gli abitanti aquilani si caratterizzò subito per una lotta per un dentro e un fuori: da un lato l'esigenza di non superare il lutto restando uniti, ricucire la ferita di 309 vittime e intere case venute giù e sbriciolate, come farina. Dall'altra i grandi costruttori ben rappresentati nel governo degli imprenditori, la rapidità come unica parola d'ordine. Da un lato la speranza di riavere la propria casa, la necessità di ritrovare volti e angoli familiari, dall'altro la zona rossa presidiata, militarizzata, chiusa e interdetta ai suoi stessi abitanti.
Ed è proprio l'esperienza delle New Town, di questa nuova e Aquila posticcia e lontana dalla città vera, dei suoi legami spezzati e delle costruzioni raffazzonate, dei balconi venuti giù dopo appena un paio di anni, delle infiltrazione d'acqua e degli arredi dozzinali e standardizzati, che è presente nelle richieste dei cittadini del Reatino, che oggi non vogliono allontanarsi da quel che resta delle proprie abitazioni. Per difendersi dagli sciacalli, certo, ma non c'è al momento un'emergenza ladruncoli da destare preoccupazione. E a ben vedere, sui circa 2700 sfollati (di cui molti residenti altrove) sono 5400 i soccorritori, fra volontari, vigili del fuoco e forze dell'ordine. Insomma, una zona in cui è difficile che ci siano occasioni utili a fare uomini ladri. Sono ben altri gli sciacalli di cui hanno timore, perché la ricostruzione e il fiume di denaro pubblico che vi sarà destinato sono un'occasione ghiotta per molti: per i cinici profittatori rappresentano un'opportunità economica prelibata. "L'Aquila è il cantiere più grande d'Italia", hanno affermato il conduttore Bruno Vespa e il Ministro alle infrastrutture e ai trasporti Graziano Delrio. Per il conduttore di RaiUno, il terremoto è "una bella botta per la ripresa dell'economia", soprattutto per l'edilizia.
Anche Renzo Piano, noto archistar nostrano, propone una filosofia del rammendo, del "ricucire senza distruggere", con cantieri leggeri.
Si sono tenuti in questi ultimi giorni i funerali delle vittime. Molti nei paesi d'origine, in forma assolutamente privata e lontana dalle telecamere. Anche i funerali di Amatrice hanno mantenuto un tono di mestizia e riservatezza. Il rifiuto netto della popolazione all'eventualità che le esequie potessero svolgersi a Rieti, è stato dettato dalla voglia di vicinanza e dal rifiuto di ogni tipo di cerimonia pomposa. Secondo l'Espresso, uno sguardo generale sui funerali di questi giorni rivelerebbe "lo spirito dell'Italia di oggi che trasuda dalle macerie fumanti di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Il basso profilo. Il prevalere delle cerimonie private. Un numero esiguo di feretri rispetto al totale delle vittime (appena 38 su 243 nel Lazio), a marcare concretamente le distanze dal rito ufficiale. E ancora: la rabbia dei congiunti contro il luogo prescelto, l'aeroporto di Rieti, deciso dalla Prefettura. La retromarcia delle istituzioni". Non solo: ad Ascoli le più alte cariche dello Stato non sono in prima fila come di consueto, ma sono più in là, dopo i parenti delle vittime.
È un modello molto lontano dalla parata organizzata nell'aprile 2009 alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito, dove furono celebrate le esequie di Stato per le vittime del sisma. Manca stavolta la sfilata di bare al centro della piazza e la rigida distanza fisica a cui erano stati costretti i familiari delle vittime. Tutto di quel terremoto fu trasformato in uno show: ogni dichiarazione dell'allora primo Ministro Berlusconi era ben oltre il suo ruolo istituzionale, ma tendeva a essere il padre buono dell'Italia martoriata, disposto a ospitare gli sfollati nelle proprie case. La stessa ricostruzione fu parte integrante di questo show.
Questa volta i sentimenti e le intenzioni attorno a questa grave tragedia sembrano diversi. Una tragedia che per certi versi è ancora maggiore di quella aquilana. Quasi lo stesso numero di morti, 291 a oggi, su una popolazione residente nettamente inferiore a quella della provincia aquilana, anche se la presenza dei turisti di fine estate ha incrementato le presenze sul territorio. Numerose le inchieste aperte, tante le questioni da chiarire, soprattutto in merito ai lavori di ristrutturazione degli edifici pubblici, quasi tutti gravemente compromessi dal sisma del 24 agosto.