Siria, finisce la tregua. Bombe su convoglio umanitario e clinica

22/09/2016 di Redazione
Siria, finisce la tregua. Bombe su convoglio umanitario e clinica

La tregua, iniziata il 12 settembre con l'obiettivo di garantire il cessate il fuoco tra i militari fedeli al presidente siriano e le forze ribelli e per permettere quindi da subito l'invio degli aiuti umanitari alle popolazioni colpite dai bombardamenti, è ormai storia passata.
Le tensioni fra le parti infatti non cessano di aumentare. Fra i fatti che stanno alimentando la tensione c'è prima di tutto l'attacco a un convoglio umanitario della Mezzaluna Rossa e dell'ONU, avvenuto lunedì 19 settembre. Nell'attacco sono morti 20 civili e il carico è andato completamente distrutto. Le prime indagini mostrerebbero che l'attacco è avvenuto da parte di aerei di fabbricazione russa, una versione diversa da quella fornita da Mosca secondo cui i responsabili sarebbero gli oppositori al regime di Assad. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, aprendo l'assemblea generale ha subito attaccato il dittatore siriano dichiarando che "Tanti gruppi hanno ucciso molti civili in Siria, ma nessuno ne ha uccisi di più del governo siriano, che continua a bombardare quartieri e a torturare migliaia di detenuti". A seguito dell'attacco l'ONU ha bloccato gli aiuti alla Siria.
A questo si aggiunge il bombardamento - di cui gli autori sono per il momento ancora sconosciuti - di una clinica gestista dall'organizzazione siriana per il soccorso medico (Uossm), che avuto luogo nella serata del 20 settembre. Non si sa ancora quante persone siano morte nell'attacco, che ha però colpito anche un'ambulanza uccidendo due medici e due infermiere.
Già negli scorsi giorni gli americani avevano accusato il fronte Putin-Assad di non rispettare gli accordi, dato il blocco di vari convogli umanitari a cui le forze filo-governative avevano impedito di raggiungere Aleppo ed in particolare la parte est della città - controllata dai ribelli - e che si trova in condizioni umanitarie disperate ormai da mesi. 

Nel frattempo, 150 intellettuali siriani hanno firmato un appello, pubblicato dal quotidiano panarabo Al Araby al Jadid, nel quale denunciano la fluidità dei fronti politici, riferendosi in particolare all'accordo fra USA-Russia, che definiscono "immorale" in quanto congela di fatto la catastrofica situazione attuale, ponendo le basi di una guerra al terrore di cui non è prevista fine. I firmatari attaccano specialmente gli Stati Uniti per l'ammorbidimento della linea nei confronti della Russia e quindi del governo di Assad. Questo accordo riassumerebbe, secondo l'editorialista del quotidiano Al Hayath, Hassan Haidar, "il percorso di graduale declino a cui è stata costretta la rivoluzione siriana, dopo che è stata sottoposta alla violenza del governo di Damasco e alle congiunture politiche".