Vertice Ue di Bratislava, nessuna svolta sul tema migranti

22/09/2016 di Redazione
Vertice Ue di Bratislava, nessuna svolta sul tema migranti

Il 16 settembre in Slovacchia, i leader di 27 paesi europei si sono riuniti. Il vertice Ue di Bratislava, il primo senza i rappresentanti del Regno Unito. Le questioni all'ordine del giorno, la sicurezza e la difesa europea, l'immigrazione e l'accoglienza, le ricette economiche per uscire dalla "situazione critica" di un Europa in crisi. Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo è pronto a cominciare le trattative per la Brexit. Un vertice per un'Europa più divisa che mai, spaccata e lacerata dai nazionalismi, dalle derive xenofobe e da confini che diventano muri.
"Senza l'unità europea non riusciremo a raggiungere gli obiettivi - le dichiarazioni a caldo di Angela Merkel ai giornalisti - lo spirito di Bratislava è di collaborazione", al termine della conferenza stampa con Francois Hollande, a chiudere i lavori del meeting. Un accordo, una road map da perseguire, "Lavoreremo molto intensamente nei prossimi mesi affinché tutto questo abbia successo", da ratificare e approvare il 25 marzo a Roma, in occasione del 60esimo anniversario della firma dei trattati fondatori dell'Unione europea. Ottenere il pieno controllo dei confini esterni dell'Ue, combattere il terrorismo e potenziare il mercato unico, mostrare al mondo un'unità di intenti nonostante la futura uscita del Regno Unito.
I paesi del Mediterraneo, reduci dal vertice di Atene, il blocco di Visegrad, Ungheria, Slovacchia, Polonia e repubblica Ceca, giocano una partita estenuante, il tema dell'accoglienza e dell'immigrazione e l'ago della bilancia è puntato sui paesi dell'Est.
Il discorso sullo stato dell'Unione, tenuto a Strasburgo da Jean Claude Juncker, poco prima del vertice di Bratislava, ha sancito la rinuncia al principio della distribuzione obbligatoria dei profughi tra gli stati membri. Solidarietà invece, senza affrontare il nodo della "crisi esistenziale". Un altro affondo che rafforzerebbe le intenzioni del blocco di Visegrad di chiedere una revisione dei Trattati che governano L'Ue. Sovranità, ognuno per la propria strada. Fu il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schauble a ipotizzare un ridimensionamento delle istituzioni europee, destando preoccupazioni.
A rispondere è il governo italiano, nella figura del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, "pretendiamo collaborazione da Bruxelles, non possiamo accettare che un paese solo si faccia carico delle migrazioni irregolari".
"Senza politiche su economia e immigrazione, l'Europa rischia molto" sono le critiche di Matteo Renzi, che rincara la dose di disappunto disertando la conferenza stampa conclusiva con i suoi omologhi tedesco e francese. "Sui migranti vogliamo vedere i fatti!" ribadisce il premier. Il documento finale infatti è molto generico: evitare che si riproponga una situazione simile a quella dell'estate 2015, con sbarchi e flussi incontrollati, reimpostare da zero il sistema di controllo delle frontiere, rendere operativa una nuova guardia costiera europea.  
Anche in materia economica, le critiche del premier italiano non si fanno attendere, puntando il dito contro la cancelliera tedesca "Così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale. E ci sono alcuni Paesi che non la rispettano, il principale è la Germania". Il contenzioso, questa è un'altra partita e le latitudini si confondono nel gioco delle parti, è sulle politiche di austerity, sugli investimenti, su un Europa che non cresce.