Aleppo sotto assedio, Medici pronti a tornare se sarà garantito un corridoio umanitario

13/10/2016 di Redazione
Aleppo sotto assedio, Medici pronti a tornare se sarà garantito un corridoio umanitario

Medici Senza Frontiere (Msf) ha dichiarato che i suoi medici torneranno nella città di Aleppo "se sarà garantito un passaggio sicuro". La situazione nella città siriana è precipitata da luglio, quando le forze governative e i suoi alleati - fra cui la Russia - hanno cominciato l'assedio della città, di cui a oggi rimane sotto il controllo dei ribelli soltanto la parte orientale, e questo senza garantire al personale umanitario le adeguate garanzie.
I frequenti bombardamenti stanno mettendo in ginocchio la popolazione civile - di circa 250 000 persone - la cui assistenza è ormai nelle mani di 35 medici, di cui 7 soltanto sono in grado di effettuare operazioni chirurgiche. "I pazienti hanno accesso limitato alle cure sanitarie nei pochi ospedali ancora attivi e parzialmente funzionanti. I medici sono esausti, lavorando tutto il giorno per far fronte all'enorme afflusso di feriti", racconta Carlos Francisco, capo-missione in Siria di Msf. Soltanto tra il 6 e l'8 di ottobre, gli ospedali nell'est di Aleppo hanno riferito di aver ricevuto almeno 98 feriti, tra cui 11 bambini, e 29 persone uccise dagli attacchi aerei.
Le associazioni umanitarie denunciano già da varie settimane gli attacchi subiti da convogli umanitari e strutture sanitarie da parte di Russia e truppe governative siriane. In questi giorni ben 4 grandi ospedali gestiti da Msf sul territorio controllato dai ribelli sono stati bombardati. Brice de la Vigne, a capo delle operazioni di Msf ha dichiarato la propria determinazione a denunciare le continue violazioni che stanno impedendo ai volontari di arginare le atroci conseguenze della guerra: "Colpire indiscriminatamente le strutture sanitarie o prenderle di mira è totalmente inaccettabile. Si tratta di uno dei principi fondamentali del diritto comune internazionale e noi non resteremo in silenzio ogni qual volta l'assistenza medica diventa essa stessa una vittima del conflitto"