Crisi umanitaria nello Yemen: le responsabilità dell’Italia e dell’Europa

20/10/2016 di Redazione
Crisi umanitaria nello Yemen: le responsabilità dell’Italia e dell’Europa

Il direttore di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, denuncia l'Arabia Saudita e quindi il sostegno garantito a tale Paese dall'Occidente nel conflitto che sta insanguinando lo Yemen ormai da un anno e mezzo: "Ci sono file di personalità di Stato che vanno a rendere omaggio a questo regime, il regime che più di ogni altro al mondo viola i diritti umani, la nazione dove c'è il più alto numero di pene capitali, il più alto numero di torture contro persone che non hanno commesso nessun reato, un regime liberticida che riceve costantemente la visita dei nostri ministri e dei nostri industriali, queste sono cose allucinanti".
La guerra tra i sunniti sostenitori del presidente Abdel Kabbi Monsour Hadi appoggiati da Arabia Saudita e USA e gli sciiti Houthi fedeli all'ex presidente Saleh e alleati con l'Iran sembra una semplice guerra di procura tra Arabia Saudita e Iran e in quanto tale è trascurata dai nostri media. Tuttavia ci riguarda molto da vicino.
L'attacco di Amnesty infatti mette in luce quanto l'Italia sia coinvolta perfino nell'ultima strage di massa del 9 ottobre a Sana'a, capitale dello Yemen, che ha causato almeno 150 morti e 530 feriti colpiti durante un funerale, poiché "l'Italia vende tonnellate di bombe ogni mese al regime dell'Arabia Saudita, che le usa nello Yemen per bombardare persone innocenti e ospedali". Rufini continua "il nostro ministro della difesa Pinotti rende omaggio al regime saudita e così facendo alimenta il massacro dei diritti umani".
Nel bienno 2014-15 il Ministero degli esteri italiano ha infatti autorizzato l'esportazione di un arsenale militare per un valore complessivo di quasi 420 milioni di euro, molto probabilmente armamenti destinati alle forze militari saudite tra cui anche le bombe del tipo MK 82 ritrovate sul luogo della strage del 9 ottobre. Queste potrebbero esser state prodotte dalla Rwm Italia nella fabbrica di Domusnovas in Sardegna ed esportate con l'autorizzazione da parte dell'Unità per le autorizzazioni di materiali d'armamento (Uama). "Potrebbero" perché anche le dettagliate tabelle compilate dal ministero degli Esteri che riportano le autorizzazioni rilasciate alle aziende produttrici di armamenti non indicano un dato fondamentale, ovvero il Paese acquirente.
La Legge n. 185 del 9 luglio 1990 sancisce tuttavia che l'esportazione «di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia», «secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Dal marzo del 2015 però l'Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione che, senza alcun mandato internazionale, è intervenuta militarmente nel conflitto in corso in Yemen. Da quel momento si è scatenata una vera e propria crisi umanitaria con almeno 4.125 civili uccisi e oltre 7.200 feriti, tale che, secondo i dati del World Food Programme, dieci delle ventidue province del Paese attualmente rischiano la carestia. Il segretario generale dell'Onu ha ripetutamente condannato i raid aerei sauditi che hanno colpito centri abitati, scuole, mercati e strutture ospedaliere e l'Alto commissario per i diritti umani ha chiesto di avviare un'inchiesta indipendente e imparziale sulle violazioni del diritto umanitario perpetrate da tutte le parti attive nel conflitto in Yemen. La richiesta era sostenuta dai paesi dell'Unione europea, tra cui l'Italia, ma poi è stata ritirata dall'Ue senza alcuna motivazione. Lo scorso febbraio, inoltre, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione con cui ha chiesto all'Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di «avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'Unione europea di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita». Risoluzione che finora è rimasta inattuata. Sono continuate invece le esportazioni di armamenti dei paesi europei verso i Paesi del Golfo con la scusa di combattere l'ISIS ma di fatto partecipando anche nel conflitto yemenita