Il convegno le “povertà invisibili”: rilanciare contro il caporalato e il lavoro sommerso, facendo rete

06/10/2016 di Redazione
Il convegno le “povertà invisibili”: rilanciare contro il caporalato e il lavoro sommerso, facendo rete

La conclusione del Convegno sulle "povertà invisibili", tenutosi a Firenze il 30 settembre, non poteva essere più esplicita, "Sono saltati i vecchi schemi, laddove ognuno percorreva il proprio binario: oggi si parla sempre più di rete, anche a livello istituzionale. Non abbiamo ancora tale sinergia, ma la stiamo costruendo insieme". Una nuova sfida per una nuova epoca: affinare gli strumenti di lotta e prevenzione alla povertà, agire repentinamente e in maniera sinergica sulle contraddizioni che la contemporaneità pone, soffermandosi sulle nuove forme di sfruttamento.
"L'obiettivo della giornata è stato quello di raccogliere proposte da presentare all'incontro di Bruxelles dell'11 novembre, da tradurre poi in progetti europei trasferibili a livello nazionale". Nicoletta Teodosi, presidente Cilap, sezione italiana di EAPN e da CAT cooperativa sociale Onlus, " Abbiamo deciso di occuparci di caporalato e lavoro sommerso perché i lavoratori che ne sono vittime sono invisibili alle istituzioni come le persone in povertà".
"A Firenze, si è parlato - dal comunicato stampa dell'evento  - di politiche attive, necessarie se il Governo non vuole continuare ad erogare solo benefici economici, così come il Parlamento europeo ci dice dal 2008, non da oggi quindi, e prima che esplodesse la grande crisi". Pochi passi in avanti da parte delle istituzioni in 8 anni di cambiamenti e trasformazioni, "l'esperienza ci dice che nonostante la riforma del lavoro le difficoltà restano soprattutto per quanto riguarda i bassi salari, le disuguaglianze tra lavoratori, le delusioni dei giovani rispetto al proprio presente". Giuseppe Cappucci, segretario generale di Flai Cgil di Roma e Lazio, dichiara "il sistema del caporalato è complesso, a volte banalizzato, ma completamente nuovo e inserito nelle maglie della società, spesso attraverso intermediazioni che impediscono di risalire alla cima della piramide gerarchica".  Le parole di Antonio Allegrini, dirigente dell'attività ispettiva del Ministero del lavoro che invita a "rivolgersi con maggior fiducia agli organi competenti in materia, agli ispettori del lavoro: solo in questo modo può essere combattuto il caporalato, con la collaborazione di tutti, per primi i lavoratori stessi che devono denunciare gli abusi" si alternano alle testimonianze di molti giovani presenti, intervenuti contro lo sfruttamento, criticando le condizioni di vita sfavorevoli che spingono una generazione intera ad accettare anche ciò che va contro i diritti e la dignità dei lavoratori.

"La povertà non è solo economica, è culturale, siamo tornati al dopoguerra! -  rincara Sandro Meli, presidente di CAT - Non basta risolvere i problemi che riguardano la casa e il lavoro, bisogna creare condizioni favorevoli per aiutare le persone a essere più felici, partendo dai più deboli ed emarginati".
A conclusione dei lavori, Rocco Mangiavillano, del direttivo Cilap Italia, ha ribadito "la mancanza di un approccio che veda tutti i piani correlati in un sistema più ampio, il lavoro nero crea crisi per la concorrenza delle imprese sane. Ciascun attore può dare il suo contributo, soprattutto il Terzo Settore, che ha le sue responsabilità e si deve rimettere in gioco con autorevolezza, deve diventare protagonista insieme ai servizi, ai centri per l'impiego, alle regioni. La mancanza di accesso alle opportunità diventa una partita determinante"