Il No della Colombia all’accordo di pace con le Farc

06/10/2016 di Redazione
Il No della Colombia all’accordo di pace con le Farc

"Sostieni l'accordo finale per terminare il conflitto e per la costruzione di una pace stabile e permanente?" Il popolo colombiano ha risposto no all'accordo di pace tra il governo di Juan Manuel Santos e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, con il referendum del 2 ottobre.
Il voto contrario all'intesa, raggiunta dopo tre anni di trattative all'Avana, si attesta al 50, 24 per cento dei consensi. Un esito inaspettato che frena il processo di pace messo in moto da quella fatidica firma, il 26 settembre a Cartagena, e suggellata dall'inchiostro del "baligrafo" e dalla stretta di mano storica dei due leader. Il no vince con uno scarto di 65 mila voti. Un paese lacerato allora, un paese, la Colombia, che non ha ancora metabolizzato il mezzo secolo di conflitto, la "violencia" che ha devastato intere generazioni, mettendo in discussione l'integrità di una nazione.
I sostenitori del no sono convinti che l'intesa sia da rivedere, da modificare, "Il mio primo commento è quello dell'umiltà e dei complimenti al 'sì' e al popolo colombiano, di tranquillità nei confronti delle Farc. Vogliamo andare avanti con questo processo", Francisco Santos, ex vicepresidente, uno dei promotori del no, mentre Alvaro Uribe, leader della destra, esulta.
Il presidente Juan Manuel Santos, sconfitto e indebolito dall'esito della consultazione, desiderava ardentemente lasciare l'ultima parola sull'accordo di pace ai cittadini colombiani, nonostante la Costituzione non lo imponesse.
"Sono il garante della stabilità della nazione. Questa decisione democratica non deve pregiudicarla. Io la garantirò" nella notte, i risultati del referendum con le percentuali appena sfornate.
Ricominciare da capo, con un documento di 297 pagine da ricostruire: è possibile, ma gli attori in campo sono due. Un piano B, un asso nella manica infatti: nel pieno rispetto del volere popolare, senza forzature o imposizioni, il governo potrebbe procedere ad un nuovo accordo con le Farc, modificando l'intesa, stravolgendola. "Non mi arrendo, continuerò a ricercare le soluzioni per una pace definitiva. Il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo, cercherò la pace fino all'ultimo giorno del mio mandato", ancora il presidente.
All'Avana,  negoziatori sono stati inviati per informare i rappresentanti del gruppo guerrigliero sulla situazione e per cercare una via d'uscita alla crisi.
"Lamentiamo profondamente quanto il potere distruttivo esercitato da chi semina odio e rancore abbia influenzato l'opinione pubblica colombiana. Siamo qui per ribadire che le Farc sostengono la volontà di pace e ribadiscono la loro promessa di usare solamente la parola come arma di costruzione del futuro - Timoleon Jimenez, capo militare dell'organizzazione, con un breve comunicato, attorniato dalla stampa, all'Avana - Al popolo colombiano che sogna la pace, diciamo che può contare su di noi. Ne siamo sicuri, la pace trionferà"