Lampedusa tra accoglienza e memoria ma continuano le stragi nel Mediterraneo. Serve un’azione concreta.

06/10/2016 di Redazione
Lampedusa tra accoglienza e memoria ma continuano le stragi nel Mediterraneo. Serve un’azione concreta.

"La strage di Lampedusa", così è ricordato quel tragico 3 ottobre di tre anni fa quando furono 366 le vittime di un naufragio al largo delle coste dell'isola siciliana. Quest'anno il 3 ottobre è stato celebrato come la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, anniversario di quella tragedia che dette la spinta all'Europa per attuare l'operazione Mare Nostrum. Lampedusa ha accolto i 25 superstiti del tragico naufragio (tornati nell'isola per l'occasione da Germania, Svezia, Norvegia...) e oltre 200 studenti da tutt'Europa che nei giorni scorsi hanno preso parte a workshop tematici nell'ambito del progetto "L'Europa inizia a Lampedusa", progetto biennale promosso dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca in collaborazione con il Comitato 3 Ottobre. In tale occasione don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che vive in Europa, si è espresso a nome di tutti i migranti chiedendo l'apertura di corridoi umanitari e lo sblocco delle procedure che, a distanza di tre anni, ancora impediscono di riportare nei Paesi d'origine le salme riconosciute di alcune delle vittime sepolte a Lampedusa e in diversi cimiteri siciliani.
Da un lato, ancora si cerca di dare un nome a tutte le vittime della tragedia, dall'altro ancora si cerca di attribuire la colpa a soggetti specifici e un'indagine per omissione di soccorso da parte di imbarcazioni sia private sia istituzionali è tutt'ora aperta.
Dopo tre anni però, la situazione non è cambiata. In questi giorni, il Canale di Sicilia è stato nuovamente teatro di un'ondata di traversate dalle coste libiche verso l'Europa con una ventina fra gommoni e barconi soccorsi. Oltre 5.600 persone sono state salvate ma almeno nove sono morte nella sola giornata di lunedì 3 ottobre e 1800 persone sono state recuperate ma almeno 28 sono decedute nella notte tra il 4 e il 5.
Quell'incidente del 3 ottobre 2013, ha ricordato il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, "portò il presidente della Commissione Ue Juncker a venire qui a dire 'Mai più morti nel Mediterraneo'" ma da allora "sono morte altre undicimila persone, 3.500 hanno perso la vita solo nel 2016. È uno stillicidio continuo, al quale si è creata ormai anche un po' di assuefazione".
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiede di "coordinare gli sforzi in ambito europeo" perché tali eventi non possono essere trattati "con cecità dalle classi dirigenti e con indifferenza dalle opinioni pubbliche" e il Presidente del Senato Pietro Grasso afferma: "se è vero, come dice il Talmud, che 'chi salva una vita salva il mondo intero', è vero anche il contrario: per ogni singola vita perduta muore la nostra umanità".

"Umanità" e "senso civico" tuttavia non possono bastare a far funzionare un sistema d'accoglienza che rischia ripetutamente il collasso. Sul piano economico, infatti, al Viminale non solo mancano 600 milioni di euro per i richiedenti asilo adulti, ma anche i soldi per i minori stranieri non accompagnati (MSNA) poiché la dotazione del Fondo nazionale per la loro accoglienza è calcolata su previsioni fatte in base agli arrivi dello scorso anno. Il 2016 ha invece assistito ad un loro netto aumento e "il Fondo non è pronto per questi numeri" riferisce Liviana Marelli, rappresentante del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (CNCA).
Le stragi di migranti che transitano per il Mediterraneo e i continui sbarchi di migliaia di persone sulle coste lampedusane non sono neanche le uniche difficoltà vissute dai residenti, che vorrebbero catturare l'attenzione anche su altre questioni sociali urgenti. Tra le tante, la militarizzazione dell'isola, l'isolamento dal "continente" e la mancanza di servizi, che obbligano per esempio le donne in gravidanza a trasferirsi a Palermo a loro spese per poter partorire. Necessità che non accolgono altrettanto favore dai media e continuano ad essere ignorate anche dalle autorità competenti.
Alla difficile situazione di vita sull'isola si è accennato anche la scorsa settimana parlando della candidatura all'Oscar come miglior film straniero di Fuocoammare, trasmesso su Raitre la sera di lunedì 3 ottobre in occasione della Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime dell'Immigrazione.

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