Migranti, ricchezza per chi sa accogliere

13/10/2016 di Redazione
Migranti, ricchezza per chi sa accogliere

È necessario cambiare punto di vista per riconoscere l'opportunità economica di cui tutta l'Europa sta godendo dal fenomeno migratorio.
Invece che continuare a denunciarlo nei toni emergenziali con cui lo descrivono i media, è importante smentire molti luoghi comuni legati all'arrivo dei migranti nel nostro Paese.
Interessante il rapporto a cura dei Radicali Italiani che evidenzia come cambiando prospettiva di analisi il fenomeno migratorio è una vera fonte di ricchezza per l'economia italiana almeno negli ultimi 8 anni.
In base ai dati che classificano i Paesi dell'UE per popolazione immigrata, l'Italia si trova al dodicesimo posto con una percentuale dell'8,2% sotto a Spagna Germania e Regno Unito.
E non solo. Secondo lo studio del Centro Studi di Confindustria, è in calo il numero di migranti arrivati in Italia negli ultimi dieci anni, così come il numero di permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini di origine straniera per motivi di lavoro. Mentre i mezzi d'informazione parlano di "invasione", in Italia nel 2014 sono arrivati 248mila migranti, il 51,8 per cento in meno rispetto al 2007, quando erano arrivate 512mila persone.
Lo stesso rapporto ha anche stimato che dal 1998 al 2007 il pil totale italiano è salito del 14,4 per cento in termini reali ma senza gli stranieri sarebbe salito solo dello 0,5 per cento; nei successivi sette anni di crisi economica (dal 2008 al 2015) il pil è diminuito del 7,3 per cento, ma sarebbe sceso ancora di più senza i lavoratori immigrati. Il contributo dei lavoratori stranieri al pil ha raggiunto i 98 miliardi di euro nel 2008, pari al 6,5 per cento del totale e ha continuato ad aumentare durante la crisi, superando i 120 miliardi nel 2015.
Quindi gli stranieri non solo non "rubano il lavoro agli italiani" ma contribuiscono in modo rilevante all'economia del Paese coprendo quelle posizioni meno qualificate che nel corso degli anni sono state abbandonate dagli italiani stessi.
Il Rapporto della Fondazione Leone Moressa evidenzia come nonostante si tratti di impieghi molto meno qualificati e retribuiti di quelli degli italiani, gli stranieri abbiano raggiunto gli 11 miliardi di contributi previdenziali nazionali solo nel 2014, mentre il loro costo sulla spesa pubblica italiana (soprattutto nei campi di welfare e sicurezza) rimane inferiore al 2%.
Ne consegue che, considerando il calo demografico dell'Italia e l'aspettativa di vita media nel Paese, per salvaguardare la forza lavoro indispensabile, per garantire la capacità produttiva e rendere sostenibile il sistema previdenziale del Paese, è necessario che arrivino in Italia circa 157mila migranti all'anno per i prossimi dieci anni. Solo così infatti si potrebbe mantenere stabile la popolazione in età lavorativa (nella fascia d'età dai 15 ai 64 anni).
Queste cifre non solo fanno riflettere riguardo al futuro della situazione economica e demografica italiana, ma anche riguardo alle altre cifre che hanno invaso i servizi d'informazione nazionali nell'ultimo periodo, quelle dei fondi che mancano all'accoglienza dei migranti e che per questo fanno di ogni sbarco un'emergenza e una minaccia alla sicurezza nazionale. Possibile che l'Italia non sia ancora pronta a riconoscere gli effettivi benefici che sta traendo dall'aumento della popolazione immigrata e che i suoi media riescano ad attrarre l'attenzione sulla questione migratorio solo in termini di emergenza e minaccia al benessere degli italiani?
I sindaci di New York, Londra e Parigi dei benefici delle politiche che promuovono l'accoglienza se ne sono accorti, come attesta un articolo del New York Times dal titolo "I nostri immigrati, la nostra forza", scritto in occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per parlare della crisi dei rifugiati di fine settembre. Bill de Blasio, Sadiq Khan e Anne Hidalgo sottolineano all'unisono il vantaggio non solo economico ma anche culturale di tali politiche poiché "Investire nell'integrazione degli immigrati e dei rifugiati non è solo la cosa giusta da fare, ma è anche quella più intelligente. I rifugiati e gli altri residenti nati all'estero portano competenze e aumentano la vitalità dell'economia locale".