Risoluzione Unesco sul patrimonio culturale palestinese: ira di Israele e delle istituzioni ebraiche italiane

20/10/2016 di Redazione
Risoluzione Unesco sul patrimonio culturale palestinese: ira di Israele e delle istituzioni ebraiche italiane

L'Unesco ha ufficialmente approvato una mozione promossa da alcuni paesi arabi e volta a salvaguardare il patrimonio culturale palestinese, dove però i  luoghi sacri alle tre religioni sono definiti utilizzando esclusivamente le denominazioni arabe, mentre Israele è definita "potenza occupante". L'episodio ha provocato l'ira di Tel Aviv che ha sospeso ogni relazione con l'agenzia Onu.
Il testo, sostenuto dall'Autorità palestinese e presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan è stato approvato in maniera definitiva. Quel che più fa  infuriare le autorità israeliane -  ancor più del sentir criticare la propria gestione del patrimonio di Gerusalemme Est e sentirsi definire "potenza occupante" - è il fatto che nel testo venga utilizzato soltanto il nome arabo per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa, ignorando invece il termine ebraico di Monte del Tempio. Il luogo è sacro per le tre religioni: per gli ebrei perché è lì che si trovava il Tempio, distrutto poi dai romani nel 70 d.C e di cui rimane oggi solo una porzione del muro occidentale, conosciuto come Muro del Pianto, luogo di culto che si trova all'esterno della Spianata delle Moschee, che è invece il terzo luogo santo dell'Islam,  sacro a sua volta anche per i cristiani per il ruolo chiave del Monte nella vita di Cristo. Per il premier Netanyahu. dire che "Israele non ha connessioni con il Monte del Tempio e il Muro del Pianto è come dire che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l'Egitto con le piramidi.
La zona, è da anni fonte di tensioni, tanto che già ad aprile era stato approvata un testo volto a denunciare  le "aggressioni israeliane e le misure illegali contro la libertà di culto e l'accesso dei musulmani alla Moschea di Al-Aqsa". Il luogo, formalmente, dovrebbe essere ancora sotto la giurisdizione giordana. In particolare la denuncia si riferisce al fatto che alcuni gruppi della destra ebraica si rechino sempre più frequentemente alla Spianata delle Moschee (e non al solo Muro del Pianto, situato sulla cinta esterna del sito), rivendicando il diritto di pregare sul Monte del Tempio, che lì sorgeva prima della distruzione da parte dei romani. La mozione denuncia quindi apertamente  "le continue irruzioni da parte di estremisti della destra israeliana e dell'esercito nella moschea di Al Aqsa e nell' Haram al Sharif, e chiede a Israele, potenza occupante, di adottare  misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l'integrità" del sito. Inoltre, nel testo si criticano gli scavi e le infrastrutture realizzati da Israele in modo unilaterale, alimentando "il crescendo di aggressioni e di misure illegali contro la libertà di preghiera dei musulmani nei loro luoghi santi"
L'agenzia Onu ribadisce quindi la necessità di rispettare lo Status Quo che, dal 1967, dovrebbe definire le giurisdizioni israeliane e giordane. L'accordo, firmato dopo la guerra dei "sei giorni", riconosce agli ebrei il diritto di visitare la Spianata ma non di pregarvi, garantendo questo diritto ai soli musulmani. Formalmente quindi, il sito è di competenza del dipartimento degli affari religiosi giordano, ma già nel 2000, la passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata, contestava di fatto questa impostazione, avocando il diritto per gli ebrei a pregare in questo luogo.
Se dal punto di vista del diritto internazionale il testo approvato dall'Unesco risulterebbe quindi corretto e legittimo, la sua approvazione risulta inaccettabile per Israele che si è quindi scagliata contro l'agenzia e contro i paesi che hanno votato a favore o che si sono astenuti. Fra quest'ultimi troviamo molti paesi europei - compresa l'Italia - mentre Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda sono i soli 6 paesi ad essersi opposti alla risoluzione.
"E' gravissimo che questo accada senza l'opposizione dell'Italia, la cui politica estera non può certo essere dettata dal caso, dalla superficialità o, peggio ancora, dall'opportunismo. Non ci meravigliamo allora se il domani porta con sé atti e fatti di odio e sangue", ha dichiarato il presidente dell'Ucei (Unione Comunità Ebraiche Italiane) Noemi Di Segni , che aggiunge che "tremila anni di storia, ebraica ma anche cristiana" ad essere "cancellati con una decisione di chiaro stampo revisionistico e negazionistico". Questa risoluzione, che tratta in modo fuorviante anche l'identità di alcuni siti di Hevron e Betlemme, è un insulto all'intelligenza, alla decenza, alle battaglie che tante persone di buona volontà combattono ogni giorno per contrastare i professionisti dell'odio e della menzogna. Dando credito a questi malfattori e favorendo una vergognosa manipolazione politica che già vediamo in atto, l'Unesco si pone fuori dalla storia e scrive, con pesanti responsabilità dell'Italia e gli altri Paesi astenuti e favorevoli, una delle pagine più gravi e al tempo stesso grottesche della storia dell'Onu". Il 19 ottobre si è svolta una manifestazione a Roma contro l'Unesco organizzata dal quotidiano "Il Foglio".
Intanto, la segretaria generale dell'Unesco, Irina Bokova,  ha dichiarato che "nessun posto più di Gerusalemme è spazio condiviso di patrimonio e tradizioni per ebrei, cristiani e musulmani. La sua eredità è indivisibile e ciascuna delle sue comunità ha diritto al riconoscimento esplicito della propria storia e al rapporto con la città. Negare, nascondere o eliminare qualsiasi delle tradizioni ebraiche, cristiane o musulmane mina l'integrità del sito e contrasta con le ragioni che hanno giustificato la sua iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco". Presa di posizione che, secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, l'avrebbe resa vittima di minacce di morte.