Una palestra alla Marranella per rimediare all’assenza di moschee a norma

27/10/2016 di Redazione
Una palestra alla Marranella per rimediare all’assenza di moschee a norma

La comunità islamica romana ormai da più di un mese è in protesta contro la chiusura dei luoghi di preghiera abusivi a Centocelle e Torpignattara. È il V municipio infatti ad essere la zona di Roma più interessata alle chiusure dei luoghi di culto. Le ultime "preghiere in piazza" hanno però coinvolto i luoghi centrali simbolo della Capitale per riscuotere maggiore risonanza, duemila fedeli al Colosseo il 21 ottobre e altrettanti riuniti a piazza Vittorio il 7 con tappeti e scarpe sul ciglio della strada.
"Siamo abusivi? Sì, ma lo Stato italiano non ci ha mai fornito alternative, di fatto non garantendo l'articolo della Costituzione" ha spiegato Bacchu Duuhmcatu, dell'omonima associazione di musulmani bengalesi. Infatti proprio di violazione del diritto alla libertà di culto si parla. Hamza R. Piccardo, editore, scrittore e responsabile di varie associazioni musulmane italiane fa notare che "Siamo una nazione multiculturale ma continuiamo a ignorarlo, a fare finta di non vederlo".
Il portavoce del Cail (Coordinamento associazioni islamiche del Lazio) Francesco Tieri spiega come l'abusività dei luoghi di culto è l'unica soluzione temporanea in assenza di alternative: "Siamo i primi a voler uscire dalle moschee abusive, ma non esiste una norma per essere a norma. Le sale vengono chiuse per varie contestazioni tra cui la destinazione d'uso per il culto, ma manca una normativa nazionale". E forse questa mancanza è sintomo di un'altrettanto scarsa attenzione politica.
Ad oggi, la prima soluzione tampone è la palestra di via Policastro (traversa di via dell'Acqua Bullicante, V municipio) in concessione il venerdì dalle 12 alle 15, ma non si sa fino a quando.
Dopo cinque notifiche e cinque sequestri e le successive proteste per la chiusura di altrettanti garage e scantinati utilizzati da tempo come moschee ma abusive perché allestite senza i necessari cambi di destinazione d'uso e con irregolarità in materia edilizia, questa è la prima risposta al problema dei centri di culto islamici a Centocelle. Centinaia di fedeli musulmani infatti erano rimasti senza un luogo di preghiera nelle ultime settimane.
Tieri aveva di fatto espresso proposte più ambiziose, quali "l'istituzione di un albo delle associazioni musulmane" per riconoscere e censire i soggetti, tutelarli garantendo una sede legale e inducendo bandi per la messa a disposizione di locali pubblici da adibire a moschee regolari o per la loro realizzazione ex novo.
Il dialogo sollecitato dal Cail con le istituzioni cittadine, tra cui gli assessori al Sociale e all'Urbanistica Laura Baldassarre e Paolo Berdini, è comunque un primo passo e dimostra una iniziale seppur minima apertura