Italiano per stranieri nelle scuole: il Ministero dà i requisiti di ammissione al concorso e la prospettiva diviene irrealizzabile

24/11/2016 di Redazione
Italiano per stranieri nelle scuole: il Ministero dà i requisiti di ammissione al concorso e la prospettiva diviene irrealizzabile

I requisiti decisi dal MIUR (tra cui lauree, crediti formativi e abilitazioni) per il reclutamento degli insegnanti di italiano L2 hanno escluso dall'accesso alla nuova classe di concorso A23 il 90% dei docenti tagliando fuori circa 10 mila professionisti.
Le associazioni del settore come Riconoscimento Nazionale Ita2, Apidir e Ilsa così denunciano le conseguenze della decisione dei nuovi criteri: "Paradossalmente, i formatori universitari, i tutor dei vari master, i collaboratori linguistici delle università, gli esperti esterni della scuola e dei CPIA, i ricercatori, gli autori di testi di didattica e manuali di insegnamento di italiano a stranieri non hanno le carte in regola per partecipare al concorso, infatti ne sono stati esclusi".
Invece che valorizzare l'esperienza specifica sul campo che i docenti di italiano per stranieri hanno acquisito in vent'anni di vuoto normativo riguardo al loro percorso formativo, è stato più semplice per il Ministero decidere di disconoscere tale importante bagaglio a conferma dello scarso coordinamento tra università e ministeri per attuare una strategia pratica specificatamente destinata all'impiego degli esperti di italiano L2.
Altrettanto contraddittori sono i parametri con cui sono stati valutati i numeri necessari per far fronte all'esigenza nazionale di scolarizzazione degli alunni stranieri. Per un pubblico di oltre 800 mila alunni con cittadinanza non italiana è stato stimato dal ministero un fabbisogno di 506 docenti su tutto il territorio nazionale ma di questi posti messi a concorso solo 22 sono state le cattedre effettivamente assegnate.
Una riforma che sembrava aprire una prospettiva futura interessante di supporto linguistico e culturale dell'italiano agli studenti di altre provenienze tuttavia mette in pratica una selezione delle figure professionali addette poco efficace, democratica e assolutamente inadeguata a far fronte al problema.
"Si ha l'impressione - continuano le associazioni - che l'istituzione della cdc A23 sia solo formale e non effettiva, dal momento che nello stato di confusione in cui versano le scuole i dirigenti affidano ancora incarichi per l'insegnamento della lingua italiana seconda a docenti non formati".
Nella lettera delle associazioni al ministro dell'Istruzione Stefania Giannini è infatti esposto il rischio che si continui come in passato ad impiegare docenti non formati e senza titoli di specializzazione in un'ottica di risoluzione emergenziale del problema e quindi è evidenziata l'esigenza che "vengano modificati i requisiti di accesso e non venga dispersa questa enorme risorsa professionale che ha mantenuto un sistema deregolamentato negli ultimi 20 anni"