Migranti, parlamento ungherese boccia riforma costituzionale di Orban

10/11/2016 di Redazione
Migranti, parlamento ungherese boccia riforma costituzionale di Orban

Il parlamento ungherese, lo Orszaghaz sulle rive del Danubio, ha detto No al Premier nazionalconservatore Viktor Orban. Non è passato l'emendamento costituzionale alla legge fondamentale che avrebbe annullato le quote di ripartizione dei migranti tra i Paesi membri dell'Unione Europea. La proposta ha ricevuto 131 voti su un totale di 199, il numero dei seggi del Parlamento magiaro, non sufficienti a raggiungere la maggioranza di due terzi, necessaria per qualunque modifica costituzionale. Una batosta clamorosa che sconvolge la leadership politica di Orban che invano aveva chiesto un'approvazione plebiscitaria dell'emendamento, invocando il voto degli elettori lo scorso 2 ottobre, un 98% dei consensi al referendum contro le quote di ripartizione dei migranti, volute dalla Commissione Europea. Un voto quello che sembrava aver consolidato il potere del Governo, un voto che aveva spinto Viktor Orban oltre i confini del suo mandato: nonostante i consensi spropositati per il No ai migranti, il referendum non aveva raggiunto il quorum. Presentare un emendamento significava forzare i tempi e i gangli della democrazia ungherese. La sconfitta è clamorosa.
Alcuni analisti accreditano la debacle politica del Premier ungherese al partito di estrema destra, Jobbik, organizzazione xenofoba e razzista, fondamentale per gli equilibri parlamentari e istituzionali del Paese, molto radicata tra i giovani. Imporre e rimodulare i rapporti di forza, criticare da "destra" il partito di maggioranza per dare un segnale forte all'Ungheria, è la strategia dei fascisti di Jobbik che puntano a misure più restrittive sull'immigrazione e sulla libera circolazione.