Notte di tensione a Torino: bombe carta contro i migranti che scendono in strada a protestare

24/11/2016 di Redazione
Notte di tensione a Torino: bombe carta contro i migranti che scendono in strada a protestare

Ancora tensioni legate alla presenza di migranti nel Nord Italia. Questa volta è Torino a trovarsi al centro di un episodio per molti versi ancora non chiaro. Nella notte fra il 23 e il 24 novembre alcune bombe carta sono esplose nell'ex-villaggio olimpico, zona in cui alcuni edifici sono illegalmente occupati da migranti, che hanno risposto all'esplosione scendendo in strada e inscenando una protesta che si è ripetuta anche in mattinata.
Secondo le prime ricostruzioni, l'attacco sarebbe avvenuto ad opera di alcuni Ultras del Torino Calcio, che attribuirebbero ai migranti la responsabilità di un gesto vandalico avvenuto contro il Bar Sweet, ritrovo storico della tifoseria granata.
Richiamati dal rumore, alcune centinaia di persone che vivono nelle strutture olimpiche - occupate da 3 anni da più di un migliaio di migranti - sono scese in strada mettendo in atto una protesta. Protesta attizzata anche dalla tensione dovuta allo scoppio di un'altra bomba carta o di un petardo al momento in cui gli extra-comunitari cominciavano a radunarsi in strada. Al coro di "Italiani Razzisti", i migranti avrebbero - secondo alcuni testimoni - danneggiato la segnaletica stradale e alcune vetture. La situazione è tornata alla calma intorno alla mezzanotte, a seguito dell'intervento della polizia volto ad evitare contatti fra manifestanti e residenti visto il clima di tensione che da mesi si caratterizza la zona. Inoltre, nella mattinata, i migranti sono di nuovo scesi in strada per protestare.
La zona dell'ex MOI, riqualificata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, è stata occupata da un primo gruppo di migranti nel marzo 2013 dopo anni d'abbandono. Negli ultimi anni il numero di occupanti del "villaggio profughi" è aumentato notevolmente, fino alle circa 1.300 persone attuali.
Il Comune di Torino a inizio settembre aveva dichiarato la volontà di realizzare un censimento dell'area per capire esattamente la situazione e quante delle persone presenti effettivamente fossero nelle condizioni di richiedere l'asilo. Recentemente, la richiesta della sindaca Chiara Appendino (M5S) di ricollocare e reinserire i richiedenti asilo era stata accolta dalla Compagnia di San Paolo (fondazione di Banca Intesa Sanpaolo). La fondazione è ora in attesa di un progetto più preciso e di definire le forme dell'intervento che, secondo il presidente Francesco Profumo, "Non dovrebbe" essere "un intervento spot, ma un progetto articolato, che non si limiti a tener conto del superamento dell'emergenza, ma pensi al 'dopo', e cioè alle persone e alle loro prospettive di inserimento sociale e lavorativo".
Il piano del comune è stato condiviso da gran parte degli schieramenti politici, in primis dal candidato sindaco sconfitto Piero Fassino che aveva proposto una soluzione simile. Sempre pronta a cavalcare paure e tensioni, la Lega Nord, propone invece una soluzione ben più radicale. Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega al Consiglio comunale, invoca "l'intervento immediato di polizia ed esercito" e il insiste sul fatto "quella zona va liberata e i delinquenti che questa notte hanno distrutto tutto quello che avevano davanti vanno rispediti da dove arrivano".
Messa alle strette dall'episodio di quella notte, la sindaca Appendino  è tornata sull'episodio in un post Facebook: "Molti torinesi conoscono il contesto del complesso ex-MOI. Si tratta di una situazione drammatica, da diversi punti di vista. Tanto da quello dei residenti quanto da quello dei profughi che in quelle palazzine vivono in condizioni igieniche inaccettabili, senza riscaldamento e con il concreto rischio di cedimento strutturale di alcune parti degli edifici. Affrontare una simile situazione è complesso. Voglio però rassicurare tutti sottolineando due concetti: il rispetto della dignità di coloro che verranno coinvolti nelle azioni che intraprenderemo nei prossimi mesi e il ripristino della legalità. Abbiamo studiato un percorso per fasi, condiviso con il Prefetto, con la proprietà e con i rappresentanti degli occupanti. Partiremo da un censimento dei presenti per capire chi sono, quanti sono, quali sono le competenze presenti, e quali diritti hanno riguardo la permanenza sul territorio. Successivamente procederemo liberando una palazzina per volta e di conseguenza individuando percorsi di inserimento sociale per tutti coloro che ne hanno diritto".