Addio a Fidel Castro

01/12/2016 di Redazione
Addio a Fidel Castro

Nella notte del 25 novembre è morto il "Lider Maximo" Fidel Castro. L'annuncio, la voce singhiozzante e tremolante, è di Raul Castro, trasmessa dall'emittente televisiva nazionale. Il 4 dicembre i funerali nel cimitero di Santa Ifigenia, il corpo sarà cremato. A 90 anni, muore il simbolo della rivoluzione cubana e un'intera nazione si ritrova nel cordoglio e nel dolore. 9 giorni di lutto, "Tutte le attività e gli eventi pubblici saranno sospesi. La bandiera nazionale sarà a mezz'asta sugli edifici pubblici e militari" sul sito del Granma.cu. L'ultima apparizione risale a 4 mesi fa, nel giorno del suo 90esimo compleanno, nel celebre teatro Karl Marx de L'Avana, dove Fidel Castro aveva festeggiato con il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. "Non abbiamo bisogno dei regali dell'Impero" aveva tuonato il Lider Maximo, poco dopo la visita di Barack Obama sull'isola caraibica, e nel giorno del suo compleanno non aveva risparmiato forti critiche agli Stati Uniti. "Preservare la pace", una necessità.
Un uomo, una storia, un movimento internazionale. Fidel Castro ha incarnato tutti questi elementi. Nel 1953 tentò di ribaltare il dittatore Fulgencio Batista, con l'assalto armato alle caserma della Moncada a Santiago di Cuba. "La storia mi assolverà!" dopo l'arresto, nell'aula di tribunale, la celebre frase che avrebbe fatto il giro del mondo. L'incontro poi con Ernesto Che Guevara, il sodalizio tra i due, una nuova rivolta a Cuba per il socialismo. Nel novembre del 1956 la nave Granma, trascinandosi 82 ribelli nella stiva, sbarcò nella parte orientale di Cuba. L'esercito del dittatore Batista sbaragliò il manipolo di rivoluzionari (tra cui un italiano). Rimasti in 12, dopo mesi di guerriglia, conquistarono Cuba, entrando trionfalmente a L'Avana nello storico 8 gennaio del 1959. Ernesto Che Guevara e Fidel Castro in testa.
Una data che segnò l'immaginario di intere generazioni in tutto il mondo. Il concetto di rivoluzione entrava nelle case di milioni di persone, la possibile alternativa alla barbarie del capitalismo. Il punto era l'autodeterminazione dei popoli in Africa e in sud America, oramai c'era un precedente.
L'importante riforma agraria, la redistribuzione delle terre, nelle mani di pochi latifondisti, ad oltre 200 contadini che avevano patito la fame, le riforme sociali, scuole, strade, acquedotti, il sistema sanitario, rivoluzionato.
L'embargo voluto dagli Stati Uniti il 15 aprile 1962, i bombardamenti, la crisi della baia dei Porci, l'offensiva a stelle e strisce con i milioni di dollari che uscivano dall'erario americano per rovesciare la rivoluzione, Eisenhower e Kennedy con i dissidenti.
La storia di Cuba, delle sue contraddizioni, la forza delle convinzioni. L'avvicendamento con L'Unione Sovietica, la caduta poi del muro, la resistenza latino - americana all'imperialismo statunitense: il popolo cubano, nonostante la povertà, nonostante la piaga dell'embargo, nonostante i sessant'anni di riso e fagioli, ha tenuto sempre vivo l'orgoglio.
L'orgoglio che spinge oggi milioni di persone a dare un ultimo saluto a Fidel Castro. Il pellegrinaggio delle ceneri del Lider Maximo da L'Avana a Santiago di Cuba, percorrerà 900 Km. Una rievocazione, un percorso che ricorda la Carovana della Libertà, un viaggio a ritroso, sia nel tempo che nello spazio, dell'esercito rivoluzionario del 1959.
"Fidel non è morto perché i popoli non muoiono e ancora meno quei popoli che lottano per la propria liberazione. Fidel non è morto perché le idee non muiono" ha esordito Evo Morales, presidente della Bolivia, alla cerimonia pubblica a Plaza della Revolution