Contro gli interessi predatori vincono i Sioux

07/12/2016 di Redazione
Contro gli interessi predatori vincono i Sioux

Le proteste dei nativi americani nel North Dakota, riuniti nel movimento chiamato NoDAPL (No Dakota Access Pipeline), sono iniziate nella primavera del 2016 per impedire la costruzione dell'oleodotto della compagnia Energy Transfer Partners, che dovrebbe estendersi per 1700 chilometri e avrebbe dovuto trasportare 400,00 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota. Il tracciato prevede l'attraversamento dei fiumi Missouri e Mississippi, così come parte del Lago Oahe, vicino alla Riserva dei Sioux di Standing Rock. Dopo una limitata revisione del percorso, lo United States Army Corps of Engineers (il Genio militare), l'Environmental Protection Agency, il Dipartimento dell'Interno e il Consiglio consultivo per la conservazione storica richiesero con scarso successo al Corpo degli Ingegneri dell'Esercito una valutazione più approfondita. Così, durante il mese di luglio, gli ingegneri hanno approvato i permessi di attraversamento dei corsi d'acqua. Di conseguenza, la protesta lanciata da un'anziana Sioux di Standing Rock e dai suoi nipotini, decisa perfino a bivaccare nel percorso dell'oleodotto a difesa della terra e del suo popolo. Durante l'estate il movimento è cresciuto fino a contare migliaia di persone.
Dopo 8 mesi di lotte e proteste da parte dei Sioux, gli ingegneri dell'esercito hanno annunciato che non autorizzeranno gli scavi. Jo-Ellen Darcy che lavora per il corpo degli ingegneri dell'esercito americano, ha detto che «il modo migliore per completare quel lavoro responsabilmente è esplorare rotte alternative per l'oleodotto». Darcy ha inoltre aggiunto che l'analisi di percorsi alternativi dovrebbe essere compiuta tramite uno studio di impatto ambientale con contributi e analisi pubbliche. L'avvocato dei Sioux, Jan Hasselman, ha dichiarato, però, che la decisione degli ingegneri dell'esercito potrebbe non essere definitiva, perché c'è la possibilità che si vada in appello e, inoltre, l'amministrazione Trump potrebbe ripristinare il progetto originale, scrive il New York Times.
A Standing Rock erano presenti, migliaia di nativi e non nativi, pronti a formare uno "scudo umano" per proteggere le riserve idriche della costruzione dell'oleodotto, ma non solo, duemila veterani di guerra statunitensi si sono accampati nelle praterie del North Dakota per dare il loro appoggio ai Sioux. Spontaneamente a fianco delle tribù indigene, le cui immagini e riti sacrali erano minacciati dalla costruzione di questo oleodotto, lo Us Army Corps oltre a decidere in extremis di bloccare l'opera, compie un gesto inaspettato. Un istante di massima umanità, un nobile segno tangibile, i veterani si inginocchiano e chiedono scusa ai Sioux per il genocidio e i crimini di guerra commessi dall'esercito statunitense contro i popoli indigeni nel corso dei secoli.
Il capo Sioux, Leksi Leonard Crow Dog, per conto di tutte le tribù Sioux ha accettato le scuse e a sua volta ha chiesto scusa ai militari per il dolore causato il giorno 25 giugno 1876 quando i Sioux sconfissero la settima cavalleria dell'esercito Usa. Il capo tribù ha detto: "Vi perdoniamo e chiediamo pace al mondo"