Nel cuore della Turchia solidale: un web-doc romano racconta la fuga dalla guerra di migliaia di profughi, fra speranza e disperazione

22/12/2016 di Redazione
Nel cuore della Turchia solidale: un web-doc romano racconta la fuga dalla guerra di migliaia di profughi, fra speranza e disperazione

Raccontare i percorsi di chi fugge dalla guerra. Percorsi sbarrati da muri vecchi e nuovi, ma a volte aperti da inattese deviazioni piene di speranza e solidarietà. Questo è l'obbiettivo del web-doc  "Chasing de stars" (LINK:http://www.chasingthestars.eu/ ), prodotto dall'associazione di produzione audiovisiva sociale, Croma (LINK:http://www.crossmediaction.com/ ), con base nel quartiere romano di Tor Bella Monaca.
Il primo episodio della serie, racconta il vissuto dei profughi di Izmir (Smirne in italiano), città della costa turca da sempre riparo per diverse nazionalità e religioni, tanto da essersi guadagnata nei secoli il soprannome di Gâvur Izmir, l'infedele Smirne.
Il primo episodio di Chasing the stars, ci porta proprio sulle rive dell'Egeo, fra i vicoli stretti  di Basmane, la città vecchia di Izmir. Per molti, questo dedalo di vicoliè un trampolino verso una nuova vita, il punto di partenza per oltrepassare i muri spinati della Fortezza Europa. Uno scenario però che sembra sempre più impossibile, sempre più distante, soprattutto da quando i governi d'Europa hanno firmato gli accordi con la Turchia sulla gestione dei profughi - pensando che le conseguenze della propria responsabilità storica si possano ignorare e respingere a suon di miliardi. Da quella firma più di 300mila disperati, curdi e arabi in fuga dalle bombe e dagli eccidi hanno trovato rifugio in città, unendosi ai curdi del sud-est dell'Anatolia e ai rom che vi risiedono dai tempi dell'Impero Ottomano.
In un paese che sembra ormai sul punto di essere sommerso dalle proprie stesse contraddizioni, Basmane sembra riaccendere un po' di speranza, nonostante la povertà, la disoccupazione e l'invasivo piano di "rinnovamento urbano" promosso dal governo dell'Akp.
Il cuore che pulsa speranza e solidarietà è il centro sociale Kapılar, raccontato nel primo episodio del webdoc romano. Aperto circa un anno fa da un gruppo di turchi, curdi, siriani e attivisti internazionali, il centro accoglie ogni settimana laboratori per bambini, percorsi culturali, corsi di lingua turca ed inglese, cene multietniche (è attiva una Open Kitchen), oltre ad ogni forma di assistenza legale o linguistica. Inoltre, Kapılar è a disposizione delle numerose associazioni che si occupano dei rifugiati presenti in città.
Dalla firma dell'accordo molti sanno che sarà molto difficile per loro raggiungere l'Europa, e molti si stanno rassegnando all'idea di rimanere in Turchia, dove però l'integrazione è resa difficile dalle barriere linguistiche e culturali e dal difficile accesso ai servizi, in primo luogo la sanità, che resta perlopiù inaccessibile ai profughi. Ma luoghi come Kapılar riaccendono la speranza, e mostrano un'altra strada da percorrere fatta di nuove forme di socialità e di solidarietà, in cui nativi e rifugiati lavorano insieme per creare dal basso una risposta convincente all'emarginazione e al razzismo. Una lotta contro la vulnerabilità dei vecchi e nuovi "ultimi" di Basmane, dando uguale dignità senza tenere conto di nazionalità, etnia, religione, genere, orientamento sessuale, competenze o età.
Basmane è la prima tappa di un racconto a tre capitoli. Per sostenere il progetto curato da Croma è stata lanciata una di crowfunding che già ha registrato il sostegno di molte realtà solidali europee. Clicca qui se vuoi dare una mano anche tu (LINK: https://www.indiegogo.com/projects/chasing-the-stars-photography#/) . Inoltre è possibile contribuire sostenere gli abitanti di Basmane acquistando i prodotti artigianali realizzati grazie alle startup dei migranti. Prodotti come quelli del laboratorio di lavorazione del cuoio di Deri'Da, un piccolo laboratorio di nel cuore di Kemeralti, il vecchio bazaar di Izmir (LINK: http://frontierenews.it/2016/12/il-piccolo-laboratorio-che-sfida-lo-sfruttamento-dei-migranti/ ). Questo laboratorio è il frutto del lavoro di un gruppo di amici appassionati, che hanno basato la loro idea sul contrasto allo sfruttamento nelle fabbriche tessili turche che sta approfittando massivamente delle condizioni di vulnerabilità dei rifugiati. "Ci ispiriamo ai movimenti dei bambini lavoratori del Sud America che hanno portato avanti la lotta per il riconoscimento dei diritti per migliaia di bambini ed adolescenti da più di 30 anni", spiegano i fondatori. "Per questo motivo, a Deri'Da vogliamo offrire ad adolescenti siriani l'opportunità di sfuggire al circolo vizioso dello sfruttamento lavorativo attraverso un apprendistato part-time in un ambiente lavorativo sicuro, garantendo un salario dignitoso e l'opportunità di tornare a scuola per completare gli studi"