“Delitti di solidarietà”: su Altreconomia di gennaio un’inchiesta su quando aiutare i migranti diventa reato

05/01/2017 di Redazione
“Delitti di solidarietà”: su Altreconomia di gennaio un’inchiesta su quando aiutare i migranti diventa reato

Fornire aiuto, indicazioni o qualsiasi tipo di assistenza a chi fugge da guerre e persecuzioni può essere un reato? Per la nostra cara e giusta Unione Europea sì, come ben ribadito dalla "Facilitation directive" del 2002, " Un testo stringato, una pagina e mezza appena, in cui si afferma il principio secondo cui chiunque aiuti un migrante irregolare ad entrare in Europa o durante il suo viaggio all'interno dei confini dell'Unione sta violando la legge", come riporta Ilaria Sesana nella sua inchiesta sui "Delitti di solidarietà", pubblicata nel numero di gennaio della rivista Altreconomia.
Questa norma ingiusta e paradossale non è una di quelle leggi che qualche giurista "ri-scopre" fra vecchie pergamene mai abrogate e inapplicate da anni. Al contrario, molti sono i casi registrati, in Italia e in Europa, di persone costrette a confrontarsi con la giustizia per aver aiutato qualche profugo in difficoltà. Come nel caso delle due volontarie a cui sono stati consegnati dei "fogli di via" con cui è stato loro proibito di mettere piede a Ventimiglia. Il ricorso al Tar della Liguria ha dato loro ragione, ma i casi sono molti e dagli esiti non sempre positivi. "Como, Udine, l'isola di Lesbo, Calais, Ventimiglia e, sul versante francese, la valle del Roya. La mappa dei delitti di solidarietà si allarga su buona parte dell'Europa -scrive Ilaria Sesana- e, in molti casi, coincide con quella delle emergenze legate all'accoglienza o al transito dei richiedenti asilo".
Gli stati nazionali potrebbero ridurre l'impatto della direttiva introducendo una "clausola umanitaria", ma finora nessun paese dell'Unione si è preso la briga di farlo. Così operatori umanitari e semplici cittadini finiscono sotto processo, accusati di reati gravi, come in Francia, dove "l'agricoltore Cédric Herrou, che per mesi ha accolto nella sua fattoria i profughi in arrivo dall'Italia" rischia cinque anni di carcere e una multa di 30 000 euro, oppure "il docente universitario Pierre-Alain Mannoni che rischia sei mesi di carcere per aver dato un passaggio in auto a tre giovani eritree".
I volontari e gli attivisti che si occupano di quelle crisi umanitarie che le istituzioni ignorano o cavalcano  fregandosene delle proprie responsabilità (geo)politiche, rischiano quindi di venire anche puniti per aver scelto di seguire la propria etica piuttosto che obbedire ciecamente alle direttive imposte dall'alto. Dopo di tutto lo schiavismo e la persecuzione di ebrei, zingari, disabili e omosessuali non erano perfettamente legali? In un'epoca come questa in cui sembra che in pochi riescano a ricordare il passato, a volte, sono le stesse istituzioni a tornare sui propri passi, come se fossero state colpite anch'esse da un'irruenta amnesia, come nel caso dei volontari della onlus "Ospiti in arrivo", indagati dalla Procura di Udine con l'accusa di voler trarre ingiusto profitto dalla situazione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. "Erano proprio il Comune e la Provincia a chiederci aiuto - racconta Francesca Carbone, una delle volontarie - Adesso veniamo anche ingiustamente accusati". Per quale colpa? Solo per aver accompagnato trenta richiedenti asilo alla Caritas, aver dato loro il proprio numero di cellulare e aver fornito "informazioni precise" su come avviare l'iter per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Alcuni eurodeputati e attivisti presenteranno al Parlamento Europeo una petizione per chiedere una revisione di questa direttiva infame. Anche se, di fronte alla retorica di chi fa il duro costruendo muri e invocando espulsioni di massa e di chi, dall'altro lato, finge di commuoversi di fronte alle immagini strazianti di questo esodo epocale e poi scaccia, manganella e reprime, il più importante e urgente è restare umani, continuando ad agire e rivendicando sempre e fino in fondo quanto sia giusto infrangere una legge ingiusta.

Ecco il link verso l'articolo sul sito della rivista.