“Pericolosamente sproporzionato”: rapporto Amnesty denuncia la deriva autoritaria in corso in Europa

19/01/2017 di Redazione
“Pericolosamente sproporzionato”: rapporto Amnesty denuncia la deriva autoritaria in corso in Europa

In un rapporto frutto di un'indagine di due anni condotta in 14 paesi europei, Amnesty denuncia quanto l'Europa di oggi si caratterizzi da una deriva autoritaria sempre più generalizzata, come richiamato dal titolo del rapporto stesso: "Pericolosamente sproporzionato: uno stato di sicurezza nazionale sempre più in via di espansione in Europa".
"Nuove leggi a carattere indiscriminato stanno trascinando l'Europa verso un profondo e pericoloso stato di permanente emergenza securitaria. Lo denunciamo in una dettagliata analisi rispetto ai diritti umani delle misure anti-terrorismo adottate da 14 stati dell'Unione europea: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Spagna e Ungheria", si legge sul sito di Amnesty Italia.
Per John Dalhuisen, direttore per l'Europa di Amnesty International, "All'indomani di una scia di orrendi attacchi, da Parigi a Berlino, i governi hanno frettolosamente adottato leggi sproporzionate e discriminatorie. Considerate singolarmente, queste misure anti-terrorismo sono già sufficientemente pericolose. Ma esaminate tutte insieme, compongono un quadro preoccupante in cui poteri incontrastati stanno compromettendo libertà che da lungo tempo erano date per garantite".
Un'Europa molto diversa da quella che in molti - negli ultimi decenni - avevano narrato come un'oasi di pace, benessere e democrazia. "In diversi paesi sono state proposte o adottate misure anti-terrorismo che erodono lo stato di diritto, rafforzano il potere esecutivo, indeboliscono la supervisione giudiziaria, limitano la libertà d'espressione ed espongono potenzialmente chiunque a forme di sorveglianza governativa senza controllo. Il loro impatto sugli stranieri e sulle minoranze etniche e religiose è particolarmente forte" si legge nel rapporto.
Fra i vari punti messi in avanti nel rapporto e tematizzati nel sito della Ong, troviamo in primis la diffusione dello stato di emergenza in molti paesi europei. Divieto di manifestare, limitazioni alla libertà di movimento e d'iniziativa, accentramento dei poteri, perquisizioni senza mandato. Questi solo alcuni degli aspetti di questa "nuova normalità" dell'emergenza che dall'Ungheria alla Francia passando per Regno Unito e Polonia sta erodendo sempre di più il mito di un governance europea necessariamente democratica.
Se nel rapporto Amnesty richiama in particolare "1984", l'inquietante distopia di George Orwell, è soprattutto per due aspetti che hanno reso celebre quell'opera letteraria basata sulla critica feroce di ogni autoritarismo, a prescindere dal proprio orientamento politico di partenza: il Grande Fratello e gli psico-reati.
La figura che ha ispirato uno dei programmi televisivi più di successo degli ultimi anni, si materializzerebbe oggi nella semplificazione delle procedure di controllo e monitoraggio, resa possibile "a seguito dell'approvazione di leggi che consentono una sorveglianza indiscriminata e di massa da parte dei servizi di sicurezza e d'intelligence". Per Amnesty, "poteri del genere, che rendono possibile le intercettazioni di massa e l'accesso ai dati di milioni di persone, sono stati introdotti o ampliati, tra gli altri, in Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Ungheria".  Se non fosse abbastanza, queste misure si caratterizzano inoltre per la loro natura xenofoba, come nel caso della Polonia che dal "2016 autorizza la sorveglianza segreta e senza supervisione giudiziaria per tre mesi di cittadini stranieri attraverso le intercettazioni telefoniche, il controllo delle comunicazioni elettroniche e delle reti e degli strumenti di telecomunicazione". Migranti, minoranze e attivisti politici e sociali, come nelle peggiori dittature, sono il bersaglio privilegiato di queste politiche liberticide come sottolinea apertamente il rapporto della Ong: "Migranti e rifugiati, difensori dei diritti umani, attivisti e minoranze risultano particolarmente presi di mira dalle nuove leggi. Profilazioni spesso basate su stereotipi producono gravi abusi di legislazioni che già definiscono cosa è terrorismo in modo assai generico. Molti stati membri dell'Unione europea stano cercando di mettere in relazione la crisi dei rifugiati e la minaccia del terrorismo".
"In un'attualizzazione degli "psicoreati" descritti in "1984" di George Orwell, è possibile incriminare persone per azioni che hanno relazioni estremamente tenui con effettivi comportamenti criminali. Poiché le misure anti-terrorismo insistono sempre di più sul concetto di prevenzione, i governi destinano risorse alle attività "pre-criminali" e si basano sempre di più su ordinanze amministrative di controllo per limitare la libertà di movimento e altri diritti. In tal modo, molte persone vengono poste sotto coprifuoco, sono colpite da divieti di viaggio o sorvegliate elettronicamente senza mai essere state incriminate o condannate per alcun reato. In molti casi gli indizi nei loro confronti sono tenuti segreti e le persone accusate di condotta "pre-criminale" non sono in grado di difendersi in modo adeguato".
Inoltre, paradossalmente, queste misure stanno limitando fortemente la libertà d'espressione, che - secondo la narrazione dominante emersa a seguito degli attacchi terroristici - dovrebbe essere il "nostro" più importante valore, da difendere strenuamente di fronte alla minaccia del radicalismo islamico. In Francia però, sembra che la difesa di questa famosa libertà d'espressione sia solo l'ennesimo slogan lanciato dall'alto, un'ipocrisia diffusa e reiterata continuamente da media e governi ma profondamente smentita dai fatti. Oltralpe infatti, solo "nel 2015 i tribunali hanno emesso 385 condanne per "apologia del terrorismo", un terzo delle quali nei confronti di minorenni. La definizione di cosa costituisca "apologia" è estremamente ampia".
La risposta dalle istituzioni europee non si è fatta attendere: "I diritti umani non sono e non devono essere sacrificati nella lotta al terrorismo nell'Ue. I diritti umani sono precisamente ciò che i terroristi attaccano", commenta Tove Ernst, portavoce della Commissione Ue per gli Affari interni, ignaro forse del fatto che la Francia aveva già sospeso la convenzione europea sui diritti umani al momento dell'approvazione dello stato d'emergenza. "Le misure adottate nel campo della sicurezza non riducono gli standard di protezione dei diritti umani, che sono uno dei pilastri su cui l'Ue è costruita", continua il portavoce, ribadendo che "La Commissione Ue non condivide il punto di vista di Amnesty che le misure anti-terrorismo prese a livello europeo minaccino la protezione dei diritti fondamentali".

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