Addio a Bauman, teorico dei meccanismi sociali complessi

12/01/2017 di Redazione
Addio a Bauman, teorico dei meccanismi sociali complessi

Si è spento a 91 anni, Zygmunt Bauman, professore emerito di Sociologia nelle università di Leeds e Varsavia. Sociologo e filosofo di origini ebraiche, fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939 all'inizio della seconda guerra mondiale. Successivamente, divenuto comunista, si arruolò in una unità militare sovietica, guadagnandosi la croce di guerra al Valor Militare per il suo coraggio. Nel 1968 la ripresa dell'antisemitismo utilizzato anche nella lotta politica interna in Polonia, spinse molti ebrei polacchi a emigrare all'estero; tra questi molti intellettuali distaccatisi dal regime. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu uno di questi. Emigrato in Israele per andare a insegnare negli atenei di Tel Aviv e Haifa tra il 1969 e il 1971, manifestando tutt'altro che vicinanza alle posizioni del governo israeliano, accettò una cattedra di sociologia A Leeds dove insegnò dal 1971 al 1990. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l'olocausto, con particolare riferimento alla Shoah. Tra le sue opere più celebri Modernità e Olocausto (1992), La solitudine del cittadino globale (1999), Il disagio della postmodernità (2002), Modernità liquida (2002) e Vite di scarto (2005).
Bauman ci lascia importanti riflessioni sulla modernità, sulle politiche neoliberiste degli ultimi decenni che hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale, esaltando la libertà dell'individuo a scapito della dimensione collettiva. Una libertà basata sul disinteresse al bene comune e sul conformismo che ha come conseguenza l'aumento dell'impotenza collettiva e la paralisi della politica, diventata sempre più locale e irrilevante. Il discorso diviene più forte via via che procede la deregolamentazione, la quale priva del loro potere le istituzioni politiche che potrebbero, in teoria, prendere posizione contro il libero movimento del capitale e della finanza.  
Da qui, afferma Bauman, deriva la tormentosa sfiducia esistenziale che caratterizza l'uomo dell'Occidente, il suo senso di solitudine e di precarietà: come i passeggeri di un aereo che si accorgono che la cabina di pilotaggio è vuota, e che la voce rassicurante del capitano era soltanto la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima. E non servono a molto i tentativi dei governi di concentrare questa inquietudine sul solo tema della sicurezza personale. Si fa sempre più urgente, invece, la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo.
Secondo il sociologo, il tessuto della società contemporanea sociale e politica è 'liquido', cioè sfuggente a ogni categorizzazione afferrabile, questo a causa della globalizzazione, delle dinamiche consumistiche, del crollo delle ideologie che nella postmodernità hanno causato uno spaesamento dell'individuo causandone solitudine, incertezza, paure e insicurezza.
Centrale nel pensiero di Bauman era il rapporto con lo "straniero". Contestualmente alle grandi crisi migratorie degli ultimi tempi, sempre in prima linea e favorevole all'accoglienza dei migranti e di una società multiculturale, si espone fortemente di fronte al dramma dei naufragi e della mancata accoglienza in Europa. "Le tragedie di questi giorni sono una stanchezza morale, non rassegniamoci ai muri" affermava. Parlava di una società tollerante verso la differenza culturale, verso il libero flusso di proposte culturali e verso la libertà delle scelte culturali, che sia il diritto riconosciuto di dissociarsi da una cultura, nonché il diritto di abbracciarla. Ripudiava l'Europa dei muri e del razzismo, stimolava il confronto umano e la riflessione collettiva. Dopo la globalizzazione dei beni e dei capitali, ora è il tempo di globalizzare l'umanità.