Marcia per Aleppo al contrario

12/01/2017 di Redazione
Marcia per Aleppo al contrario

"E' tempo di agire.
Non possiamo stare seduti ai computer e non fare niente.
Ci è stato insegnato a sottometterci alle guerre. Ci è stato insegnato ad avere paura dei potenti che tirano le fila.
Ma noi ci rifiutiamo di accettarlo ancora. Abbiamo appena ritirato il nostro consenso.
Siamo pronti a rifiutare il senso di impotenza.
Vogliamo andare e aiutare persone come noi, che non sono state abbastanza fortunate da nascere a Berlino, Londra o Parigi. Non tollereremo più l'assedio di Aleppo."
Questo il manifesto della Civil March for Aleppo partita il 26 dicembre da Berlino per iniziativa di Anna Alboth, giornalista polacca e autrice del blog The Family Without Borders (La famiglia senza confini): 500 i partecipanti iniziali, 14 le loro nazionalità.
Quello che li unisce è proprio quel senso di umanità che ci fa indignare di fronte a stragi di innocenti che potremmo essere noi, a bombardamenti di ospedali, ad assedi lunghissimi di città senza che la popolazione possa ricevere né cibo né medicinali o assistenza. Molti dei partecipanti neanche conoscono tutta la storia della rivoluzione siriana ma non serve un'analisi geopolitica per schierarsi contro i crimini di questa guerra. Poi, tale incontro potrebbe finire per rivelarsi occasione produttiva di approfondimento e confronto.
Un'esperienza che rappresenta il primo segnale concreto, il primo atto coraggioso di solidarietà per le vittime della crisi umanitaria siriana, perché quello che si sta verificando e che è già successo è inaccettabile. Tutti dovrebbero cogliere tale appello come impulso ad uscire e fare realmente qualcosa per contribuire alla risoluzione del conflitto, o almeno per cambiare le cose, invece di continuare ad indignarsi sulla propria pagina Facebook nascondendosi dietro a qualche invocazione di impotenza. Come se bastasse.
Forse non basterà neanche questo a far trionfare la giustizia, a risvegliare la popolazione europea (soprattutto quella giovanile), a fermare il massacro o a riattivare le infrastrutture demolite dai bombardamenti ma, "Dopotutto, è come votare. Ogni voto conta. Ogni partecipante conta."
Dall'ex aeroporto della Berlino nazista, ora un vasto spazio verde e vuoto, in 3000 hanno intrapreso la stessa rotta dei rifugiati ma al contrario, dalla Germania attraverso Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia, Grecia e Turchia, fino ad Aleppo.
Tra le difficoltà maggiori si presenta l'accordarsi sulla posizione politica riguardo alla rivoluzione siriana, punto che ha subito creato divisioni e defezioni in mancanza di chiari orientamenti e obiettivi. Diversi siriani si sono allontanati per una mancanza di presa di posizione a sostegno della loro rivoluzione, è vero che è necessario ideare un progetto costruttivo e più incisivo che faccia chiarezza e superi una posizione di prudente neutralità ma è anche vero che c'è bisogno di tutelarsi contro il rischio di essere manipolati dai media in seguito a schieramenti affrettati. Si procederà prima ad un approfondimento della questione siriana in modo che tutti i partecipanti contribuiscano consapevolmente a riempire la marcia di un messaggio politico efficace.
In realtà, un obiettivo chiaro c'è ed è la pace. "Non vogliamo entrare nella politica - vogliamo la fine dei bombardamenti sui civili ad Aleppo e nelle altre città della Siria e aprire corridoi umanitari in modo che l'aiuto possa raggiungere la gente che ne ha bisogno." Contro ogni idea politica che possa strumentalizzare la marcia, le bandiere sventolate sono quelle bianche per la pace e "per scrollare questo senso di impotenza e iniziare ad agire".
"Unitevi se vi sentite oltraggiati dall'uccisione di innocenti.
Unitevi se non ce la fate più a stare senza far niente.
Unitevi se credete nel potere della nostra voce. E se non ci credete ma desiderate mettere alla prova la vostra incredulità - unitevi anche in quel caso.
Unitevi se vi ricordate il potere delle proteste pacifiche che hanno cambiato la realtà contro ogni probabilità (ricordate Gandhi? Ricordate le marce di Martin Luther King?)
Unitevi se credete che la fine dei bombardamenti sui civili e i corridoi umanitari siano un dovere assoluto e debbano essere gestiti immediatamente."
L'appello forte e chiaro è rivolto a tutti. Unirsi non è difficile e si può fare in qualunque momento e in qualunque punto, anche per periodi di tempo più brevi.

Per partecipare o sostenere anche solo virtualmente l'impresa, è possibile seguire il suo percorso al link seguente:http://civilmarch.org/here-you-can-join-our-route/