Rogo di Sesto Fiorentino: Alì morto per recuperare i documenti di ricongiungimento

12/01/2017 di Redazione
Rogo di Sesto Fiorentino: Alì morto per recuperare i documenti di ricongiungimento

Si può rischiare la vita per un pezzo di carta bollata? Per un documento? La maggior parte di noi non ci penserebbe un attimo. Eppure stanotte a Sesto Fiorentino un uomo ha perso la vita non potendosi rassegnare all'idea che i propri documenti evaporassero nel rogo di quel capannone che aveva ospitato lui e un'altra ottantina di migranti ormai da più di un anno. "Alì Muse è morto per colpa dello Stato", si legge sullo striscione che apre il corteo di migranti diretto alla Prefettura di Firenze.
Secondo i racconti degli altri abitanti di quel vecchio capannone abbandonato alla periferia di Firenze, Alì si era già messo in salvo quando si è reso conto che stava lasciando divorare dalle fiamme i documenti necessari a ricongiungersi con la moglie. "Abbiamo cercato di fermalo", hanno raccontato altri richiedenti asilo, "ma lui è voluto rientrare perché la sua famiglia è bloccata in Kenya da due anni e senza quei documenti non sarebbero potuti arrivare in Italia".  E così Alì è morto a soli 35 anni. E con lui la speranza che fino all'ultimo l'aveva spinto a rischiare il tutto per tutto.  
A seguito di questo episodio è stata lanciata una manifestazione dal Movimento di Lotta per la Casa, partita oggi 12 gennaio da Piazza Duomo, in seguito del trasferimento dei migranti da Sesto al capoluogo. I manifestanti gridano "vogliamo una vita dignitosa". Se in questa gelida giornata di gennaio sono di nuovo in piazza è perché "da 15 anni la situazione dei richiedenti asilo non è mai stata risolta". I manifestanti si sono seduti a terra in strada, bloccando il passaggio degli autobus: "In questi giorni abbiamo sofferto il freddo e nessuno ci ha dato una mano - raccontano - chiediamo un posto dove stare in maniera dignitosa".
La morte di Alì non è che l'ennesima scintilla che riaccende la protesta di chi, in fuga dalla violenza e dalla miseria, si ritrova, ormai quasi a destinazione, in una situazione altrettanto difficile e infame. I circa 80 occupanti dell'ex mobilificio Aiazzione, trasformato in un vero e proprio dormitorio con cartongesso a dividere le stanze, hanno passato la notte in due tendoni nel piazzale antistante il capannone, proprio dietro l'Ikea di Sesto Fiorentino, nella zona dell'Osmannoro. Il capannone è ora sotto sequestro, tra le cause dell'incendio l'ipotesi di un corto circuito al piano superiore. L'elettricità, comunque, era stata staccata un anno fa quando le forze dell'ordine tentarono di sgomberare l'edificio. Dopo lo sgombero il trasferimento all'Osmannoro, nella zona industriale di Sesto Fiorentino.Il capannone era stato così diviso con il cartongesso in tante stanze. Un anno fa, nel gennaio 2016, le forze dell'ordine erano intervenuto per un sgombero ordinato dal prefetto. All'interno c'erano 150 persone tra migranti, richiedenti asilo e qualche famiglia di italiani. Ci fu una sassaiola, poi le proteste con la gente sdraiata in strada. In quell'occasione fu tagliata l'energia elettrica. Ora il capannone è stato posto sotto sequestro.
Oltre alla morte di Alì, si sono registrati 3 intossicati nel rogo di stanotte. E tutti quanti sono in stato di choc.
Chi oggi è sceso in piazza oggi però, non l'ha fatto solo per sé stesso, per Alì o per chi era costretto ad abitare in quel maledetto capannone. Chi è sceso in piazza oggi l'ha fatto certamente per sfogare la rabbia e l'indignazione per quel che è accaduto stanotte, ma anche - e ne siamo sicuri - per esprimere ancora la propria consapevolezza di quanto, dall'Italia alla Serbia, passando per praticamente tutti i paesi della sponda settentrionale del Mediterraneo, queste politiche inumane trasformino il viaggio di chi cerca rifugio o nuove speranze, una vera e propria discesa verso l'inferno