Creare comunità al di là di tutto - aggiornamenti dal Libano di Education without borders

02/02/2017 di Redazione
 Creare comunità al di là di tutto - aggiornamenti dal Libano di Education without borders

E' il momento della prima visita alla sede del , (d'ora in avanti PPM), nostro partner locale nell'ambito del progetto "Education Without Borders".
Prendiamo un taxi per Mekalles e subito il tassista ci chiede il motivo per cui siamo a Beirut. "Wain rayhin?" (dove andiamo?). Percorriamo una strada lunga, piena di salite e discese. Gli edifici, altissimi e moderni, intorno a noi, sono spesso la sede di una banca o di un istituto di bellezza. Arriviamo a destinazione. Lo smog è insopportabile, del resto i soli cedri presenti sono quelli delle bandiere del Libano che tappezzano la rotonda.
Arrivate in sede, ci apre un uomo alto, camicia bianca, volto rotondo e occhiali. È Fadi, Presidente del PPM.
Inizia a raccontarci la storia dell'organizzazione. All'epoca della sua fondazione, nel 1986, Fadi è appena diciottenne e si unisce ad altri ragazzi libanesi per proporre un modello di pace come soluzione alternativa al clima violento della guerra civile.
Nonostante la fine della guerra, gli ideali su cui si basa l'associazione sono più che mai attuali. È vero che la guerra è finita, ma non basta. Si deve far sì che la pace diventi un mezzo per avere diritti e garantire la giustizia e che la nonviolenza abbia la meglio sulla violenza strutturale che ha avvilito il Paese negli anni della guerra. Occorre parlare di coesione sociale ad un popolo le cui confessioni e fazioni politiche si sono combattute per quindici anni. La guerra è finita, ma bisogna che si inizi a parlare di pace, e questa teoria, valida allora, è valida ancora oggi, tutti i giorni e in tutti gli ambiti, perché "la pace non è un lavoro, la pace è vita" secondo Fadi.
Continua il racconto dei primi passi mossi da Fadi e dai suoi colleghi universitari. Sicuramente l'inizio non è facile, ma l'idea di un mondo pacifico dopo tanta violenza è una novità oltre che una necessità e produce curiosità nella popolazione. Inizialmente sono tutti volontari. Non ricevono fondi di nessun tipo e non sanno neanche a chi poterli chiedere.
Fra le macerie della guerra, i ragazzi del PPM "si inventano" un modo per raccogliere fondi.
Una delle loro prime attività, ad esempio, nel 1990 è di organizzare una giornata di canti e gare di disegno per adulti e bambini nel quartiere di Ashrafieh, in un posto molto particolare: un giardino completamente distrutto dalla guerra che verrà restituito alla comunità grazie ai soldi raccolti.
Il primo "stipendio" di Fadi è di duecento mila lire libanesi, "appena i soldi per pagarsi l'affitto da studente", però c'è una causa più profonda che lo spinge, insieme agli altri, a continuare. È il desiderio di diffondere valori come la lotta nonviolenta per i propri diritti, il rifiuto dell'odio e dell'estremismo, la possibilità di una giustizia transizionale e l'utilizzo di mezzi alternativi e pacifici per la risoluzione di conflitti.
Con il tempo l'associazione prende piede tra le varie Ong arabe e internazionali. A partire dal 2000, ci spiega Fadi, "diventa una vera istituzione, non più solo volontaria: comincia in modo più sistematico la ricerca di fondi e donatori e si amplia la rete dei partenariati… Riceviamo diversi inviti perché il nome dell'associazione incuriosisce. Pace? Woooow, cos'è la pace?" ci dice, ridendo di gusto.
Il PPM punta molto sulla coesistenza pacifica delle varie comunità e, in un Paese come il Libano, questa è una sfida continua. Al di là delle differenze interne, negli ultimi anni la crisi siriana ha portato in Libano quasi un milione e mezzo di profughi, che si aggiungono ai circa 450000 Palestinesi già presenti. Per agevolare la convivenza tra le comunità, il PPM organizza da anni workshops che promuovono il rispetto reciproco e la riconciliazione. Tali attività sono rivolte soprattutto a segmenti sociali di tutte le età: donne, giovani, ex combattenti, anziani… "Abbiamo risultati soddisfacenti, non immaginate quanto!"
L'ufficio è pieno di libri in diverse lingue, riguardanti soprattutto la cooperazione e il peacebuilding. Ci sono diverse foto che testimoniano la crescita dell'organizzazione nel corso degli anni. I suoi membri hanno partecipato a numerosissime conferenze e incontri internazionali.
Fadi è un uomo che crede molto in quello che fa, si percepisce dal suo atteggiamento e lui ne parla anche, senza troppe inibizioni: "Io credo in quello che faccio, che sia pagato o no!".
Prima di andare via, osserviamo ancora una volta l'ufficio e notiamo due scrivanie vuote. Capiamo che saranno le nostre e ci sentiamo entusiaste all'idea di poterle occupare per i prossimi dieci mesi.

Mkalles, Beirut - 19 novembre 2016

https://educationwithoutborders2016.wordpress.com/2016/12/05/creare-comunita-al-di-la-di-tutto/