La Roma solidale è sotto sfratto!

02/03/2017 di Redazione
La Roma solidale è sotto sfratto!

"Al gennaio 2017 risultano programmati 113 sgomberi, 73 riguardano associazioni e 40 alloggi di servizio, fabbricati e aree ad uso commerciali" è quanto riporta la delibera con cui la giunta pentastellata riordina le concessioni del patrimonio capitolino. Chiunque però finisce nel calderone degli sgomberi, della messa a "reddito" degli immobili pubblici: i buoni e i cattivi, senza distinzioni di sorta. In altre parole, la Roma solidale è ancora sotto sfratto.
La bozza di regolamento che dovrebbe invece disciplinare la ri - assegnazione degli spazi pubblici di proprietà del Comune, attraverso un bando pubblico, non convince l'enorme galassia delle associazioni che operano da anni nel sociale. Il punto nevralgico: gli enti con debiti pregressi ancora da saldare verranno scartati dalle selezioni. Un enorme problema visto che centinaia di associazioni hanno ricevuto cartelle esattoriali pesantissime, con migliaia e migliaia di euro da versare all'erario comunale, da pagare in "comode rate" da 36 mesi e con l'obbligo di restituire l'immobile al primo ritardo. Una situazione, quella di Roma Capitale, che ha visto già sulla graticola degli sgomberi posti come il Rialto, sede storica del coordinamento romano Acqua Pubblica, o la sede in via delle Baleari a Ostia della Comunità di Sant'Egidio. Proprio sulla questione Rialto, dopo lo sgombero del 16 febbraio, i movimenti hanno voluto dare un segnale forte alla Giunta Raggi ri - occupandolo e intavolando una ferrea trattativa con l'assessore al Bilancio e al Patrimonio Andrea Mazzillo.
Di seguito il comunicato stampa

LA FORMA DELL'ACQUA: DOPO LA RIOCCUPAZIONE DEL RIALTO, FERMARE GLI SGOMBERI, APRIRE IL CONFRONTO SUI BENI COMUNI URBANI

La rioccupazione del Rialto, avvenuta venerdì scorso, ha rimesso al centro dell'attenzione pubblica e politica della città la determinazione a resistere alla cancellazione di quel tessuto associativo e autogestito che da più di un anno continua a essere quotidianamente minacciato dalla delegittimazione politica, dai provvedimenti amministrativi, da esorbitanti e ingiustificate richieste di arretrati, dagli interventi di sgombero agiti dalla polizia e dalla magistratura. Ma ha, nello stesso tempo avuto il merito di far esplodere le contraddizioni che l'assenza di un indirizzo politico chiaro da parte dell'amministrazione Raggi sta producendo.

Se la Giunta da una parte riconosce il valore delle esperienze di autogoverno, autogestione e associative da anni attive sul territorio come una ricchezza della città, d'altro canto ha fin qui opposto delle rigidità oggettivamente incompatibili con la soluzione del problema nella direzione di garantire il tessuto solidale e associativo della città. Se, infatti, si fa valere esclusivamente e ottusamente il criterio della titolarità formale all'uso degli spazi, l'esito non può che essere il moltiplicarsi degli sgomberi. Se per assicurare la trasparenza nelle assegnazioni non si ricorre all'evidenza di processi pubblici e reali di attivazione e costruzione di rete nei territori ma si impone il meccanismo del bando non si farà che penalizzare ogni processo di autentica partecipazione e cooperazione dal basso, imponendo indirizzi e criteri di selezione dall'alto.

Queste contraddizioni sono emerse chiaramente venerdì scorso, riconsegnando all'assessore Mazzillo il compito di affrontarle in continuità con la volontà politica espressa nella delibera di giunta che punta a sospendere gli effetti della 140. Accogliamo, quindi, favorevolmente il fatto che l'Assessore abbia scelto di non chiedere lo sgombero e di aprire un tavolo di confronto con le realtà coinvolte, come il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, su soluzioni alternative che ne garantiscano la continuità nel breve e lungo periodo.

Lunedì mattina si è svolto presso il Dipartimento Patrimonio il primo incontro del tavolo durante il quale è stata ribadita la volontà dell'Amministrazione di tutelare le realtà presenti al Rialto. A questo fine si sono iniziate a valutare possibili soluzioni alternative su cui i rappresentanti dell'Assessorato hanno manifestato la necessità di fare degli approfondimenti così da verificarne la fattibilità. Pertanto ci si è aggiornati ad un secondo incontro da tenersi entro la fine della settimana o all'inizio della prossima. Da parte dei rappresentanti delle realtà del Rialto, in attesa dell'individuazione di tale soluzione, è stata ribadita la volontà di proseguire a svolgere le proprie attività nei locali liberati.

La determinazione espressa con la rioccupazione del Rialto non segna solo un atto di resistenza, ma pone in campo un'esigenza e una proposta sul tema dell'uso del patrimonio comunale indisponibile e della partecipazione democratica dei cittadini. L'esigenza è quella di vedere finalmente riconosciuta la legittimità a esistere e a proseguire in sicurezza dei progetti socio-culturali ora sotto attacco. La proposta politica è quella di introdurre a Roma, così come a Napoli e in altre 100 città italiane già è stato fatto, un regolamento dei beni comuni urbani. Un regolamento, cioè, che tuteli e sostenga l'attivazione dei cittadini nel territorio, che riconosca le attività oggi individuate come formalmente "senza titolo" per quello che in realtà sono nella sostanza: dei presidi di democrazia e partecipazione in una città in cui impoverimento e crisi offrono il fianco alla disgregazione sociale.

Se il problema comune a amministrazione e città solidale è la famigerata delibera 140, la via d'uscita va, dunque, condivisa. Per fare ciò è necessario si istituisca rapidamente un tavolo di lavoro tra l'Assessorato al Patrimonio, gli spazi sociali e le associazioni che da mesi, con Decide Roma, si sono fatti promotori di una campagna per un regolamento dei beni comuni urbani. Uno strumento, dunque, in grado di fare del patrimonio comunale indisponibile, e del patrimonio sequestrato alla mafia, un serbatoio di possibilità a disposizione della cooperazione e della progettualità autonoma dei cittadini.

La rete Decide Roma che raccoglie decine e decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini ha indetto per il 10 marzo una manifestazione - presidio sotto il Campidoglio e poi di fronte alla Corte dei Conti per una moratoria sugli sgomberi. Il piano di rientro con la delibera 140 e l'operato del Commissario Tronca hanno di fatto messo a repentaglio la vita di centinaia di spazi (840 furono regolarizzati dalla delibera 26 del 1995 - carta straccia oramai).
Associazioni come Viva la vita onlus che garantisce assistenza gratuita ai malati di Sla dal 2003 o il centro culturale Ararat a Testaccio, punto di riferimento per la comunità curda nel Paese, sono a rischio. Il Grande Cocomero, per la cura dei bambini in difficoltà, un centro voluto da Marco Lombardo Radice, o il Telefono Rosa che ogni anno aiuta migliaia di donne.
"Per il Comune siamo abusivi, ma tutti i mesi ci chiede il canone d'affitto agevolato al 20% riservato alle associazioni come la nostra" dice al FattoQuotidiano Mauro Picchezzi, presidente di Viva la vita Onlus. L'associazione ha sempre pagato 300 euro al mese, ma senza mai firmare un contratto, benché di richieste ce ne siano state ma senza nessuna risposta.
Oltre alle associazioni, ci sono anche 15 "centri sociali". Ad esempio Astra, in via Capria 19, spazio nevralgico per il quartiere Tufello che si è visto recapitare una cartella esattoriale di 189mila euro, o il Corto Circuito, sgomberato, lo storico centro sociale della borgata Lamaro con un'ingiunzione di pagamento di addirittura 500mila euro.
Oltre alla Roma solidale, anche la cultura capitolina è a rischio. Il teatro Stabile del Giallo, sulla Cassia, e il teatro dell'Orologio, nel centro storico, hanno chiuso i battenti. La scure del rientro si è abbattuta anche all'Accademia Internazionale di teatro, l'unico ente accreditato insieme all'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, per il rilascio del diploma di attore.