Partita a calcetto?

30/03/2017 di Redazione
Partita a calcetto?

Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti "giocare a calcetto" è più opportuno per chi cerca lavoro che "mandare in giro curricula".
"Il rapporto di fiducia è essenziale" era l'incipit del suo intervento agli studenti di un istituto tecnico professionale di Bologna.
L'ennesima gaffe, nonostante la lunga serie di sproloqui sulle questioni del lavoro?
Sembra più una barzelletta "a puntate" dove l'Onorevole Poletti esprime ogni volta, con dubbia ironia, la sua idea di mondo.
A dicembre risale l'ultima "battuta di arresto" per il ministro del Lavoro più criticato nella storia della Repubblica, quando, riferendosi al fenomeno dei cervelli in fuga, aveva dichiarato che "alcuni è meglio non averli tra i piedi".
"Certe affermazioni sono quantomeno discutibili. Se il ministro voleva fare ironia, l'hanno capita veramente in pochi" ha affermato Antonio Misiani, parlamentare Dem. "Caro Poletti, il lavoro non si conquista con il calcetto, anche perché tu da ministro non hai dimostrato di essere maradona" scrive su Twitter Arturo Scotto di Mdp, mentre il Movimento 5 Stelle definisce l'esternazione del ministro come "un calcio in faccia ai disoccupati".
In tarda serata, il copione è sempre lo stesso, arrivano le scuse e la precisazione di "non aver sminuito il valore del curriculum, ma di aver sottolineato l'importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell'utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola". Il tema era la Buona Scuola e l'alternanza scuola - lavoro.

La bufera politica e i commenti? "Strumentalizzazioni"

Il rapporto della politica e della classe dirigente con i giovani? Altalenante e contraddittorio. A confermarlo è "i bamboccioni" dell'ex ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, i choosy di Elsa Fornero, con il "110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere  97 a 21" come se l'università fosse una fucina di precari, glissando sulla qualità dei saperi e dei percorsi di formazione - sempre Giuliano Poletti - e la chiosa finale di Michel Martone, "Bisogna dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato".