Rispediamo al mittente i decreti Minniti-Orlando

23/03/2017 di Redazione
Rispediamo al mittente i decreti Minniti-Orlando

Martedì 21 marzo, Giornata Internazionale contro il razzismo, si è tenuta a Roma all'Università La Sapienza l'assemblea pubblica "No ai decreti Minniti-Orlando su immigrazione e sicurezza" promossa da A Buon Diritto, ACLI, ANOLF, Antigone, ARCI, ASGI, Bambini più Diritti Onlus, CGIL, Centro Astalli, CILD, CISL, CNCA, Comunità Nuova, Comunità Progetto Sud, Comunità di S.Egidio,  Cooperativa sociale Alice onlus, Cospe, Focus - Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Legambiente, Lunaria, Medici per i Diritti Umani - MEDU, Oxfam Italia, SEI UGL, Senzaconfine, SOS Razzismo, UIL e a cui pervengono ulteriori adesioni.

L'analisi e le prospettive indicate nei 14 interventi sviluppati in assemblea hanno prospettato i piani di lavoro per i prossimi mesi, a partire dall'impegno per impedire la conversione in legge di questi provvedimenti del Governo così formulati e migliorarne i contenuti.

E' stata prospettata grande attenzione alla sperimentazione e all'avvio dei passi necessari a garantire il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento e ad affermare la migliore accoglienza per favorire i flussi d'ingresso e la permanenza regolare dei cittadini stranieri.

Rialleghiamo l'appello per moltiplicare le adesioni e realizzare punti informativi e di incontro e proponiamo ampi stralci dell'intervento sviluppato dall'Avvocato Stefano Greco e frutto del lavoro realizzato con il dottor Gianluca Dicandia.

La misura sembra, ormai, colma.

L'approvazione dei Decreti Legge nn. 13 e 14 dello scorso febbraio, a soli tre giorni l'uno dall'altro, sancisce in modo definitivo e incontrovertibile una radicale svolta del governo italiano, una torsione in chiave tutta legalitaria e securitaria che non fa  altro che perpetrare le più nefaste logiche neoliberali.

In un periodo in cui sarebbe lecito aspettarsi l'attuazione di politiche volte ad incentivare l'inclusione, a contrastare la povertà diffusa tramite pratiche di redistribuzione della ricchezza, a garantire l'accessibilità dei servizi sociali nei confronti di tutti, il Governo si preoccupa , al contrario, di muovere guerra nei confronti dei poveri, degli ultimi, degli emarginati.

Tra questi vi sono sicuramente i migranti. A loro è dedicato il primo dei due decreti, a duplice firma Orlando-Minniti, che si occupa di accelerare i procedimenti giurisdizionali volti al riconoscimento dello status di rifugiato e di contrastare l'immigrazione clandestina.

Esaminandolo, ci si avvede subito che non si tratta affatto di una accelerazione, bensì dell'azzeramento di una serie di diritti costituzionalmente garantiti. Su tutti, la giurisdizionalizzazione delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione e l'abolizione del secondo grado di giudizio, sostenuto dal Ministro Orlando.

La prima previsione contrasta con l'art. 111, secondo comma della Carta costituzionale, secondo cui ognuno ha diritto a un giudice terzo e imparziale. Le Commissioni non possono evidentemente assurgere a tale compito, trattandosi di organismi a tutti gli effetti interni alla Pubblica Amministrazione.

Quanto, poi, all'abolizione del secondo grado, basti richiamare l'art. 113 Cost., che non ammette vengano limitati in alcun caso i mezzi di impugnazione esperibili avverso i provvedimenti amministrativi.

Inoltre, per i richiedenti asilo non sarà più garantito l'essere ascoltati da parte del Giudice, il quale potrà giudicare sufficiente visionare la videoregistrazione dell'audizione in Commissione territoriale. Ciò contrasta con uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico, il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento assicurato dall'art. 24 della Costituzione ed il diritto al Contraddittorio ex art 111 Cost.. Il processo si svolgerà quindi alla stregua di una volontaria giurisdizione ai sensi dell'art. 737 c.p.c., senza udienza, senza partecipazione, senza avvocati.

Una riforma così non riuscì neppure al Governo Berlusconi, in apparenza di tutt'altro orientamento, che provò a farla passare ma con scarso successo anche a causa della strenua opposizione delle stesse formazioni politiche che ora se ne fanno promotrici.

Degna di nota, poi, è l'introduzione dei C.P.R., Centri di Permanenza e Rimpatrio. Non è infatti chiaro quale sia la differenza con gli odierni CIE, che tra l'altro si stavano ormai avviando alla definitiva scomparsa, come testimoniano gli esigui numeri di "ospiti" presenti. Viene quindi rivitalizzato un dispositivo di confinamento, internamento e repressione che non poggia su alcuna base giuridica, comminando la detenzione amministrativa, poco dissimile da quella giurisdizionale,  a chi, non avendo commesso alcun reato, è colpevole unicamente di essere "clandestino".

Non poteva poi mancare la previsione del lavoro gratuito. D'altronde chi scappa dalla guerra e dalla fame, solo per citare alcune delle cause dei flussi migratori, se vuole restare se lo deve meritare. Abituandosi così al futuro lavoro nero gestito dai caporalati vari.

Bisogna però dire che i migranti non sono gli unici bersagli dell'attuale Governo, e nello specifico dei Ministri della Giustizia e dell'Interno, che hanno riproposto facendo proprie vecchie tesi di Maroni ed Alfano quando governava il sig. Berlusconi.

L'offensiva è più ad ampio spettro, l'obiettivo è criminalizzare la povertà. L'obiettivo è un non ben identificato decoro: le città devono risplendere e non c'è posto per gli ultimi, gli accattoni, gli esclusi. Sono brutti, non piacciono, rimanessero ai margini.

In quest'ottica viene sanzionato l'accattonaggio. Il neoliberismo non ammette riciclo e riuso né, in generale, l'appropriazione di un bene fuori dalle regole del mercato.

Il ricordo va automaticamente ai primi scritti di Karl Marx, gli articoli del 1842 sulla "legge contro i furti di legna", approvata dalla sesta Dieta renana, con la quale veniva equiparata la raccolta della legna caduta in terra nei boschi al furto della stessa.

Il principio è sempre lo stesso, se vuoi una cosa la devi necessariamente acquistare.  Altrimenti che rimanga di nessuno (così pure per il patrimonio pubblico il cosiddetto patrimonio indisponibile).

Viene portata a compimento, poi, la figura del "sindaco-sceriffo". Anche qui si tratta dell'esito di un processo partito anni fa, con la proliferazione di provvedimenti contro le fasce più deboli della cittadinanza ad opera dei sindaci.

Per citarne alcuni, ricordiamo il muro di Padova ordinato da Zanonato (PD) nel 2006 per separare la città dal ghetto di via Anelli. Per non parlare del  Sindaco di Firenze, allora era Matteo Renzi, che aveva fissato il principio secondo il quale accattonaggio e simili sono consentiti solo in determinate zone della città, ovviamente quelle dimenticate e distanti dal centro.

Per non dimenticare poi i ragazzi che disegnano sui muri o quelli che partecipano alle manifestazioni.

Se si protesta contro lo status quo, ecco pronto il Daspo metropolitano. Tale dispositivo, ideato e sperimentato nelle curve di tutta Italia come tanti altri (tanto allo stadio ci va la "teppa", perché garantirne i diritti fondamentali?), ora viene sdoganato e applicato anche ai manifestanti.

Ci sono quindi tutti i presupposti per calcare la mano. E allora via libera alla criminalizzazione delle occupazioni di immobili ad uso abitativo, in città nelle quali il numero delle case è di gran lunga superiore agli abitanti ma, tuttavia, tanti tra questi ne sono privati.

Ma si sa, la rendita immobiliare non ammette deroghe.

Queste sono solo alcune delle misure previste nei due recenti Decreti. Sono però sufficienti a farsi l'idea di quanto la cultura di governo del centrosinistra abbia perso la sua funzione storica, che è quella di battersi per i diritti dei più deboli.

Invece anche il governo di centrosinistra in carica è sempre più attento ad inseguire il linguaggio populista tipico delle attuali destre europee e ad occuparsi di Banche più che di persone e che tratta le migrazioni e la povertà come problemi di ordine pubblico e che ritiene di approvare misure di questo tipo con lo strumento del decreto legge, per definizione connotato da necessità e urgenza e che omette qualsiasi discussione democratica.

Forse oggi è giunto il momento di scegliere e rinnovare una classe dirigente di sinistra che trovi le sue radici nel volontariato, nell'associazionismo e nelle esperienze di autogoverno ed autogestione che nei territori sperimentano nuove prassi di inclusione ed intercultura, scoprendo i valori della solidarietà e del mutualismo. Per non lasciare nessuno indietro.