Tripoli sospende il Memorandum Italia-Libia aprendo una discussione sulla sua legittimità

30/03/2017 di Redazione
Tripoli sospende il Memorandum Italia-Libia aprendo una discussione sulla sua legittimità

Il 22 marzo la Corte d'Appello di Tripoli ha sospeso il Memorandum d'Intesa (MoU) siglato il 2 febbraio tra il premier del governo di unità nazionale libico Fayez al-Sarrāj e il presidente del consiglio italiano Gentiloni. Il MoU, concernente il contrasto dell'immigrazione illegale e il rafforzamento delle frontiere, è stato impugnato per incostituzionalità da sei cittadini libici, tra cui l'avvocata Azza Al-Maqhor e l'ex ministro della Giustizia Salah Al-Marghani. Il ricorso contesta la validità dell'intesa in quanto il premier al-Sarrāj non ha ricevuto la fiducia dei parlamentari libici che dal 2014 sono a Tobruk, nella Cirenaica guidata dal generale Haftar. L'accordo è infatti stato stipulato con il Governo di Riconciliazione che controlla solo un terzo del territorio libico, la Tripolitania (dove l'Eni è al momento l'unica società petrolifera presente), ed è ritenuto illegittimo dai governi di Cirenaica e Fezzan. Inoltre, i ricorrenti sostengono che l'intesa comporti costi non contenuti nel precedente Trattato di Amicizia Italia-Libia, stipulato nel 2008 e ratificato nel 2009, a cui il protocollo fa riferimento. Il Memorandum di Intesa, va precisato, è chiamato impropriamente "accordo" in quanto non è stato sottoposto a ratifica parlamentare, ragione per cui anche l'Asgi in Italia ne riconosce aspetti di illegittimità (l'articolo 80 della Costituzione "prevede la ratifica parlamentare nel caso in cui l'accordo abbia natura politica, comporti modifiche di legge o oneri finanziari").

Il MoU Italia-Libia del 2 febbraio prevede la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri e marittime libiche attraverso un supporto tecnico, tecnologico e di formazione alla guardia di frontiera e alla guardia costiera libica (per quest'ultimo intervento ad agosto l'UE ha concluso un Memorandum di Intesa tra Eunavfor Med- operazione Sophia e la Guardia costiera che ha visto l'addestramento delle guardie libiche sulla nave italiana San Giorgio). Oltre a rafforzare i confini interni, il protocollo sostiene il finanziamento ai centri di accoglienza libici già attivi, centri che sono stati definiti da più voci (Ong e la stessa Onu) come dei veri e propri lager, dove avvengono ripetuti e impuniti abusi e violenze nei confronti dei migranti. Va sottolineato, inoltre, che la Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra e non possiede un sistema di asilo.

La sospensione momentanea da parte del Tribunale di Tripoli lascia ora perplessi sullo sviluppo futuro del Memorandum: verranno stanziati ugualmente i finanziamenti promessi e confermati durante l'incontro a Roma del 20 marzo di al-Sarrāj e dei ministri dell'Interno di Italia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia, Svizzera e Tunisia? Le politiche europee in materia di immigrazione sembrano confermare, come il Summit di Malta del 3 febbraio ha dimostrato, la volontà di chiudere la rotta del Mediterraneo attraverso l'esternalizzazione totale delle frontiere.

L'Italia è già stata condannata (caso Hirsi) dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2012 per il respingimento avvenuto nel 2009, in seguito all'applicazione del Trattato di Amicizia, di cittadini somali ed eritrei (violazione dell'art. 4 del Quarto protocollo della Cedu). Speriamo ora che anche qualche giudice italiano o europeo blocchi il Memorandum e ne proibisca l'attuazione effettiva: l'ultimo baluardo dei diritti umani rimane l'applicazione dei trattati internazionali.